Sicurezza sul lavoro e differenze di genere

MILANO -

Non si tratta di una riflessione politicamente scorretta, bensì delle differenze di costituzione e anatomiche che esistono tra l’uomo e la donna, che possono influire sull’insorgere di patologie professionali.

E’ nata da poco la “medicina di genere” - che valuta l’insorgenza di una patologia anche in relazione al genere a cui il soggetto appartiene - e anche la medicina del lavoro negli ultimi tempi si sta avvicinando sempre più a questo approccio. Tuttavia, per valutare se effettivamente questo criterio sia efficace si dovrebbero poter confrontare dati relativi a uomini e donne che svolgono la stessa mansione lavorativa e accusano sintomi differenti, cosa non sempre facile visto che generalmente si tende a differenziare le attività lavorative anche in funzione del sesso del lavoratore.

Tra le patologie che si sviluppano maggiormente a carico della donna ci sono quelle osteo-articolari (per movimentazione di carichi pesanti) dovute ad una struttura osteo-muscolo-articolare più esile rispetto all’uomo. La donna inoltre ha un catabolismo (distruzione) di sostanze alcool-derivate molto più lento, risultando quindi più sensibile a reagenti e solventi chimici. Per questo motivo le patologie cutanee da contatto si sviluppano maggiormente nel gentil sesso, e probabilmente per l’esposizione sia sul posto di lavoro che a casa durante le faccende domestiche.

Per quanto riguarda l’apparato respiratorio, l’asma rimane una patologia che si sviluppa maggiormente nella donna; di contro, a causa di una maggiore sensibilità cellulare, l’uomo che svolge più frequentemente mansioni con esposizione ad agenti cancerogeni rientra in una casistica più elevata di insorgenza di tumori.

Anche per quanto riguarda la perdita dell’udito è l’uomo ad essere maggiormente colpito, non certo perché le donne “parlano troppo” ma perché l’uomo ha, anatomicamente, un condotto uditivo meno performante rispetto a quello della donna.

Lara Ferrari
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