Unioncamere: 2,5milioni di lavoratori da sostituire nei prossimi 5 anni (2)

MILANO -

Nell’analisi dei fabbisogni professionali del quinquennio è opportuno distinguere il  biennio 2020-2021, in modo da caratterizzare più in dettaglio gli effetti senza precedenti dell’attuale crisi economica che ha colpito in misura diversa i vari settori produttivi, rispetto alle tendenze del triennio 2022-2024 per il quale si ipotizza un rimbalzo dell’economia.

Tra il 2020 e il 2021 i settori privati e la pubblica amministrazione potrebbero esprimere un fabbisogno occupazionale di 272mila-799mila unità. In particolare, sarebbe la componente determinata dalla necessità di sostituzione di addetti in uscita per pensionamento o altre cause, stimata superiore al 1 milione di unità, a riportare in territorio positivo il fabbisogno, visto che nei due anni considerati è attesa una riduzione dello stock di occupati – a seconda dei due scenari considerati - compresa tra le 277mila e le 805mila unità rispetto al 2019 (rispettivamente -1,2% e -3,4%).

Dall’analisi per filiere produttive si rileva che tra il 2020 e il 2021 il maggiore fabbisogno sarà espresso dalla filiera “salute”, con una richiesta che riguarderà un numero di lavoratori che va dalle 223mila alle 241mila unità; seguono gli “altri servizi pubblici e privati”, con una domanda che si collocherà tra 145mila e 170mila occupati, e “formazione e cultura”, che richiederà tra i 152mila e i 169mila professionisti.

Si tratta per lo più di fabbisogni espressi dal comparto pubblico.  Infatti, si stima che nel primo biennio di previsione i dipendenti della pubblica amministrazione assumeranno un peso preponderante, mentre dipendenti privati e lavoratori autonomi presenteranno un’incidenza più ridotta.

Inoltre, nonostante il contributo positivo al fabbisogno da parte della componente di replacement, nel biennio la filiera “commercio e turismo” si caratterizzerà per un valore fortemente negativo (-172mila/-40mila unità). Ciò va interpretato come l’esito di una riduzione dello stock occupazionale medio nel periodo di entità tale da non poter essere compensato dalla componente potenzialmente sostitutiva rappresentata dalla domanda per turnover. Un ragionamento analogo, anche se con valori assoluti molto più bassi, vale per “legno e arredo” (-55mila/-9mila unità) e, per quanto riguarda lo scenario meno favorevole, per “moda” (-55mila/1mila unità),“Finanza e consulenza” (-40mila/43mila unità),“altre filiere industriali” (-33mila/8mila unità),”meccatronica e robotica” (-10.400/19mila unità) e “costruzioni e infrastrutture” (-4mila/43mila unità).

(Fonte: UNIONCAMERE)

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