Trend positivo per i libri italiani ma ancora troppo pochi sono i lettori nel nostro Paese

MILANO -

È stato reso pubblico alla Buchmesse di Francoforte, la Fiera del Libro della città tedesca, il bilancio dell’editoria italiana a cura dell'AIE (Associazione Italiana Editori),dal quale è emerso che nei primi otto mesi del 2019 le vendite in Italia per l’editoria di varia nei canali trade raggiungono quota +5%. Il che vuole dire che i libri italiani segnano una significativa crescita nell’export durante il 2018, con la vendita dei diritti a +9% rispetto all’anno precedente, e un balzo del 5% nel giro d’affari dei primi otto mesi del 2019 per l’editoria di varia adulti e ragazzi nei canali trade (librerie, Gdo, store online compresa stima Amazon),che dopo quasi otto anni vede aumentare anche il numero di copie vendute: +4%.

L’editoria italiana, con questi numeri, risulta dunque più forte sul piano internazionale, confermando inoltre la sua prima posizione tra le industrie culturali del Paese.

Il presidente di AIE Ricardo Franco Levi ha parlato, in riferimento alla crescita dell’export, di “risultati straordinari, che tuttavia crediamo possano essere ulteriormente migliorati”. Si guarda, infatti, al Salone del libro di Parigi nel 2021 e a quello di Francoforte del 2023, “due occasioni in cui l’Italia, ospite d’onore, avrà grandissime opportunità di promozione culturale ed economica, com’è sempre quando si parla di libri”.

Nel 2018 le case editrici italiane hanno pubblicato 78.875 titoli (novità e nuove edizioni di varia adulti e ragazzi oltre ai titoli educativi, che sono 4.180; sono esclusi gli e-book),in crescita rispetto al 2017. La crescita del numero di titoli pubblicati è il prodotto delle minori barriere all’accesso nella parte editoriale del processo: dallo scouting alla traduzione, all’impaginazione fino alla stampa. Lo sviluppo del print on demand, sempre più integrato nella filiera distributiva, permette di produrre piccoli stock utili anche per titoli a bassa rotazione o di ristampare just in time il titolo richiesto dalla libreria.

Tra i cinque maggiori mercati editoriali europei, l’Italia è il Paese con il più basso indice di lettura di libri tra la popolazione adulta. Questo costituisce il principale problema di crescita dell’editoria nazionale. L’Italia è anche il Paese in cui chi legge ha tra i più bassi indici di lettura, sempre rispetto alle principali editorie europee. Quasi la metà (il 41%) di chi dichiara di aver letto non arriva a tre libri l’anno e solo il 17% ha letto almeno un libro al mese. Basso è anche il tempo che in media viene dedicato alla lettura: solo il 9% nel 2019 ha letto più di un’ora continuativa al giorno. Un aspetto più preoccupante è ciò che avviene nelle fasce giovani della popolazione, considerate da sempre le più attente alla lettura e che si collocano, con l’87%, ai vertici della classifica per numero di lettori. Solo il 5% di loro ha però dedicato alla lettura almeno un’ora continuativa al giorno nel 2017: una percentuale che scende all’1% nel 2019. La lettura nelle fasce più giovani si fa quindi sempre più frammentaria e interstiziale. Si preferiscono storie brevi o contraddistinte da trame e personaggi forti e facilmente riconoscibili, ritmi narrativi veloci e l’immagine rispetto alla parola scritta. La dimensione del mercato deve confrontarsi con un altro indicatore: il nostro Paese si colloca all’ultimo posto per il livello di comprensione dei testi. Solo il 24,8% della popolazione ha adeguate competenze nella comprensione e nell’analisi dei testi. Questo si riflette nei bassi indici di lettura e consente di comprendere le difficoltà che una parte della popolazione ha nell’interpretare i processi di trasformazione sociale, nell’accedere al mercato del lavoro e nel collegare tra loro informazioni che provengono da fonti e canali diversi.

(Fonte: AISE - https://www.aise.it/made-in-italy/crescono-i-libri-italiani-nel-mondo/136749/144)

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