STP Società tra professionisti è una buona idea?

MILANO -

Prima del 2013 l’attività professionale in forma associativa era consentita solo con la costituzione di uno studio associato; a partire dal 2013, invece,  è diventato possibile costituire una società per l’esercizio di attività professionali inserite nell’ambito del sistema ordinistico, la cosiddetta “STP” (società tra professionisti),la cui  istituzione è definita attraverso la Legge 183/2011. 

L'art. 10, al comma 3 della Legge dispone che:  “è consentita la costituzione di società per l’esercizio di attività professionali regolamentate nel sistema ordinistico secondo i modelli societari regolati dai titoli V e VI del libro V del Codice Civile.

In base alla legge dunque, per aprire una STP, è necessario appartenere a specifiche categorie professionali con relativo ordine, per esempio i giornalisti, i medici, gli avvocati, i commercialisti, gli esperti contabili ecc., anche se un lato particolarmente attraente della STP è che una parte del capitale sociale può venire destinato anche a soggetti non professionisti. La partecipazione dei soci “non professionisti” è comunque limitata in quanto i soci “professionisti” devono essere sempre in possesso di almeno i 2/3 del diritto di voto nelle delibere assembleari.

Una società tra professionisti è una società costituita secondo uno qualsiasi dei modelli societari consentiti che abbia ad oggetto l’esercizio di una o più attività professionali. La società tra professionisti può essere:
- mono-disciplinare: se l’oggetto sociale prevede l’esercizio di una sola attività professionale;
- multi-disciplinare: se l’oggetto sociale prevede l’esercizio di più attività professionali.

Il reddito prodotto dalla STP non potrà essere considerato “reddito da lavoro autonomo” ma sarà classificato come “reddito d’impresa”, così come previsto dagli articoli 6, comma 3 e 81 del T.U.I.R. con la conseguente applicazione del principio di competenza e non quello di cassa (tipico delle attività professionali) e quindi non sarà necessario emettere una ritenuta d’acconto sulle fatture emesse, in tal caso quindi l’IRES sarà pari al 24% e l’IRAP sarà pari al 3,5%, mentre, sarebbe applicata un’imposizione del26% a titolo di imposta in caso di distribuzione degli utili, che si tratti di partecipazione qualificate o meno.

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