Rilancio Italia, rassegna delle misure a Fondo Perduto per giocare la partita del futuro

MILANO -

Finalmente è nato! Si parla di un provvedimento di portata storica, come in effetti si evince dalle norme dello “SCHEMA di DECRETO” approvato in data 13 Maggio dal CdM che presto sarà pubblicato in Gazzetta ufficiale.

Da oggi abbiamo, oltre al resto, un quadro sulle sovvenzioni a fondo perduto annunciate e conosciamo le procedure da seguire per il rafforzamento patrimoniale delle PMI, abbiamo cioè una serie di norme che devono solo essere ben applicate (e spiegate).

Il decreto annuncia 55 miliardi di euro di prospettive e, speriamo, non di sogni: misure concrete e pronte a rispondere alle esigenze e ai bisogni di tanti settori come il turismo, il commercio e i servizi, le costruzioni, le Startup e l’industria strategica.

Una delle sezioni più importanti del Decreto è la parte che riguarda le misure a “Fondo Perduto” e che interessa PMI e Partite IVA, comprese le imprese esercenti attività agricola o commerciale, anche se svolte in forma di impresa cooperativa, fino a 5 milioni di fatturato, che prevede un indennizzo proporzionato alla perdita di fatturato di aprile 2020.

Per quanto riguarda invece gli interventi nel capitale e gli sconti fiscali per le imprese più grandi questi passano dall’ingresso dello Stato, attraverso la Cassa Depositi e Prestiti per una quota pari alla ricapitalizzazione dei soci per chi fattura da 10 a 50 milioni di euro.

Non è poco anche se si poteva fare qualcosa di più prevedendo l’ingresso “agevolato” anche di Fondi specializzati di natura bancaria ed assicurativa, ed è comunque una misura che permetterà alle Aziende di guardare al futuro con fiducia.

Come funziona la misura annunciata? In pratica, deve esserci stata una riduzione superiore a un terzo di fatturato. Il contributo minimo è pari a mille euro per le persone fisiche e 2mila euro per le imprese. La somma precisa dipende dal fatturato: il decreto stabilisce con precisione come si calcola.

Per alcune tipologie di soggetti, ad esempio coloro che hanno iniziato l’attività a partire dal primo gennaio 2019 (Startup o nuove Partite IVA),il contributo spetta indipendentemente dalla riduzione di fatturato.
Il requisito fondamentale è dunque la riduzione degli incassi di aprile 2020, che deve essere superiore ad un terzo (ammontare del fatturato e dei corrispettivi inferiore ai due terzi rispetto a quello di aprile 2019).

Per effettuare correttamente questo calcolo, bisogna fare riferimento alla data di effettuazione dell’operazione e calcolare la differenza di fatturato aprile 2020/aprile 2019.
A questa cifra si applica poi una percentuale, che varia nel seguente modo:
·       20% per chi nel 2019 ha ricavi o compensi fino a 400mila euro;
·       15% per imprese e partite IVA con incassi 2019 fra 400mila e 1 milione di euro;
·       10% per chi ha fatturato l’anno scorso fra 1 e 5 milioni di euro.

Il contributo a “fondo perduto” non concorre alla formazione del reddito o della base imponibile, quindi è esentasse. In ogni caso, son stati previsti dei tetti minimi.

La domanda si presenterà all’Agenzia delle Entrate, anche tramite intermediario; le modalità saranno indicate da apposito provvedimento della stessa Agenzia e dal momento in cui verrà avviata la procedura telematica ci saranno 60 giorni di tempo per presentare la richiesta. Il fisco verserà la somma direttamente sul conto corrente bancario o postale del beneficiario, basandosi sui dati presenti nella domanda.

Se successivamente l'ente rileverà un’irregolarità, potrà recupera le somme non dovute e applicare sanzioni, che potranno essere anche penali. Ricordiamo ancora che è molto importante seguire con attenzione le regole previste nel Decreto, perché gli Imprenditori ne possano trarre il massimo beneficio possibile per adeguare le proprie Aziende ad affrontare al meglio le prossime sfide competitive.

Ora si possono dare giudizi e criticare; tante le misure proposte e tanto ancora il lavoro da fare.  Ci aspettiamo provvedimenti attuativi rapidi e ben fatti evitando strozzature di processo e facilitando tutti all’accesso alle misure annunciate, ma è innegabile che la strada è quella giusta. Ripartire si può, ma solo come “Sistema Paese” e tutti insieme.
 
Andrea Pausini
Consulente d’Impresa

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