Riccardo Andriolo, Athena Professionisti e Consulenti Associati: Fondo solidarietà prima casa anche per gli autonomi (1)

MILANO -

Il decreto legge 17 marzo 2020, n. 18 (“Decreto Cura Italia”, pubblicato in G.U. 17 marzo 2020, n. 70),avente ad oggetto le “Misure di potenziamento del Servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19”, prevede, fra le altre, una serie di misure a sostegno della liquidità in favore delle imprese e dei lavoratori autonomi.

Già la Legge Finanziaria 2008 ha istituito il Fondo di solidarietà per i mutui per l'acquisto della prima casa prevedendo al comma 476 che, per i contratti di mutuo riferiti all'acquisto di unità immobiliari da adibire ad abitazione principale del mutuatario, il mutuatario possa chiedere la sospensione del pagamento delle rate per non più di due volte e per un periodo massimo complessivo non superiore a diciotto mesi nel corso dell'esecuzione del contratto. In tal caso, la durata del contratto di mutuo e quella delle garanzie per esso prestate è prorogata di un periodo eguale alla durata della sospensione.

Al termine della sospensione, il pagamento delle rate riprende secondo gli importi e con la periodicità originariamente previsti dal contratto, salvo diverso patto eventualmente intervenuto fra le parti per la rinegoziazione delle condizioni del contratto medesimo.

Ai fini dell’ammissione del beneficio della sospensione viene richiesto che il mutuatario dimostri di non essere in grado di provvedere al pagamento delle rate del mutuo per le quali chiede la sospensione, nonché dei costi delle procedure bancarie e degli onorari notarili necessari per la sospensione del pagamento delle rate del mutuo. Detti oneri, nel caso di mutui concessi da intermediari bancari o finanziari, restano - su richiesta del mutuatario che intende avvalersi della facoltà di cui al richiamato comma 476 - a carico del Fondo.

In linea di principio, pertanto, l’accesso al beneficio in parola non comporta un maggior onere per il mutuatario, non prevedendo, di fatto, la maturazione di interessi nelle more della sospensione e ponendo a carico del Fondo gli oneri derivanti dalla sospensione.

Ovviamente per poter essere ammessi al beneficio, i mutuatari (e gli immobili) devono soddisfare determinati requisiti e – come indicato nella Finanziaria 2008 – devono essere intervenuti specifici eventi riferiti alla persona del beneficiario, fra cui la cessazione del rapporto di lavoro subordinato quando non già previsto per anzianità o per cause volontarie, o l’avvenuta invalidità o morte del soggetto. Secondo la normativa originaria, risultavano esclusi dal beneficio i lavoratori autonomi ed i liberi professionisti.

Il Decreto Cura Italia introduce quindi una importante novità estendendo anche ai lavoratori autonomi e ai liberi professionisti la facoltà prevista dall’art. 476 della Legge Finanziaria 2008.

A tal fine, prevede che i richiedenti attestino, attraverso una autocertificazione, di aver registrato, in un trimestre successivo al 21 febbraio 2020 ovvero nel minor lasso di tempo intercorrente tra la data della domanda e la predetta data, un calo del proprio fatturato, superiore al 33% del fatturato dell’ultimo trimestre 2019 in conseguenza della chiusura o della restrizione della propria attività operata in attuazione delle disposizioni adottate dall’autorità competente per l’emergenza coronavirus.

La misura agevolativa riguarda i liberi professionisti e i lavoratori autonomi titolari di mutuo prima casa; una platea stimata in circa 473.000 potenziali soggetti, che tuttavia pare potersi ulteriormente ampliare anche tenuto conto dell’inasprimento previsto dal DPCM 22 marzo 2020 (“Decreto Chiudi Italia”) che ha disposto la sospensione di tutte le attività produttive industriali e commerciali, ad eccezione di quelle strategiche espressamente indicate.

Riccardo Andriolo

Senior Partner Athena Professionisti e Consulenti Associati

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