Quest'estate, non cambiare, stessa spiaggia stesso mare...

MILANO -

Mentre il governo decide se potremo o meno andare al mare quest’estate e goderci finalmente uno sprazzo di libertà (forse 3mq a famiglia),sono ancora tanti – forse troppi – gli interrogativi che si pongono non solo i fruitori delle strutture balneari ma anche, soprattutto, chi in queste strutture lavora.

Titolari e gestori degli stabilimenti balneari sono chiamati a mettere in atto misure di sicurezza senza precedenti e a sostenere costi importanti prima ancora di sapere se potranno “aprire i cancelli” a quel che rimane del turismo 2020. E non solo.

Ne abbiamo parlato con Denis Caroprese, imprenditore, titolare del Bizzarro Beach Club di Belvedere Marittimo (Cosenza)http://ilbizzarro.com.

“Tutti guardano al mare, ma la categoria di chi lavora negli stabilimenti balneari pare finora essere stata dimenticata dalle istituzioni. Anzi, non proprio. Ci hanno autorizzato, previa comunicazione al Prefetto, ad iniziare a mettere in sicurezza spiagge e strutture per la riapertura, ovviamente con tutti i costi a nostro carico e con le stesse precauzioni di un cantiere edile. Ma ancora non abbiamo nessuna direttiva per la riapertura, né una data...

Molti di noi inoltre non hanno ancora conseguito la proroga delle concessioni fino al 2033 quindi, avendo un titolo che scade nel 2020, non possono neanche andare in banca per chiedere un finanziamento. Uno stabilimento balneare è un mix di attività che vanno considerate nel loro insieme; probabilmente chi deve decidere non ha ancora le idee molto chiare in merito e non ha interpellato nessun titolare o gestore di strutture di questo tipo.

Nella maggior parte dei casi si tratta di strutture polivalenti con ristorante, bar, pizzeria, parco giochi per bambini e servizio spiaggia con ombrellone e lettini. Difficile quindi poter pensare di assimilare questa categoria, per igiene e sicurezza, a una sola di quelle citate”.

Fra le proposte del governo c’è quella del distanziamento fra ombrelloni che permetterebbe di garantire uno spazio adeguato per ciascun fruitore. Cosa ne pensa?

“Sono molto perplesso. Quanto indicato può forse essere applicabile per le spiagge della riviera romagnola, che sono molto ampie, o altre simili, ma sicuramente non va bene per alcune spiagge  della Calabria o di altre regioni dove in alcuni punti le spiagge sono cosi piccole che se si adottassero le distanze di sicurezza ipotizzate, i posti diventerebbero davvero esigui. Se si sommano ai mancati incassi le spese per la riapertura, i maggiori costi derivati dalla necessità di avere presidi di igiene e sicurezza e gli oneri vari (tributi, canone demaniale ecc..),più di un gestore di stabilimento balneare starà pensando di non riaprire.

Immaginiamoci poi cosa accadrebbe se ci dovesse essere un caso di contagio nella struttura. Chi sarebbe in grado di trattenere i turisti? Ricordiamoci che in molti casi ad una disdetta corrisponde il rimborso dell’importo pagato con ulteriore aggravio di costo per lo stabilimento.

Quindi, ad oggi, ci si chiede di investire per preparare le spiagge e le strutture, ma non abbiamo nessuna garanzia di non perdere tutto l’investimento. Diciamo che un buon inizio sarebbe la sospensione dei tributi e dei canoni demaniali....”

E poi c’è comunque il problema del distanziamento nelle spiagge libere...

“ Sì, ma anche per una spiaggia privata i problemi non sono pochi. Come si fa a spiegare ad un bambino di non avvicinarsi agli amici che aspetta di rivedere magari dall’anno prima... e se dovesse arrivare un acquazzone, come capita a volte in estate con il fuggi-fuggi di tutti i bagnanti sotto le tettoie dei bar, come si fa a tenerne sotto alcuni e lasciare alla pioggia gli altri che si vogliono riparare?

Posso fare tanti altri esempi. I servizi igienici degli stabilimenti balneari di solito sono uno o due per sesso: come si fa a sanificarli tutte le volte che vengono utilizzati? E le colonnine con gli igienizzanti? Vanno monitorate nella loro integrità... dovremo rifornire tutti i bagnanti di mascherine e guanti? Per giocare sulla sabbia con i propri bambini? E dopo il bagno? Dovremo farglieli buttare via e rimpiazzarli con altri nuovi? Pensiamo inoltre a come smaltire tutti questi prodotti...

Il personale che generalmente lavora negli stabilimenti balneari da sempre garantisce la sicurezza delle persone ma ricordiamoci che ci sono strutture piccole, a conduzione familiare, che non hanno la forza di sostenere tutti questi oneri. Non possiamo pensare di aumentare sensibilmente le tariffe per non penalizzare gli utenti, ma alla fine i conti devono tornare per tutti”.

Si è parlato in questi giorni di incentivare gli italiani alle vacanze con un voucher, destinato presumibilmente alle famiglie meno abbienti, pensa che possa essere effettivamente un aiuto per sostenere il turismo?

“Sinceramente non credo nella bontà di questa proposta. La gente oggi non sa come pagare le bollette, in tanti hanno ridotto se non azzerato le proprie entrate e gli servirebbero soldi sul conto corrente per far fronte alle esigenze di tutti i giorni. In molti poi hanno dovuto utilizzare parte dei giorni di ferie... chi potrà fare vacanza non vorrà di certo andare al mare per stressarsi ulteriormente facendosi schedare, controllare e mantenendo la distanza da tutti!

Ma i tecnici sono al lavoro per dare risposte concrete a quanti, come me ad esempio, non aspettano altro che concedersi un bel bagno....

“Non credo che i tecnici abbiano idea di come funzioni uno stabilimento balneare e il fatto che ci scarichino costi e responsabilità non depone certo a loro favore. Con il “bonus” dei 600 euro e la possibilità di indebitarci ancora una volta con le banche non abbiamo visto altre iniziative di sostegno alla nostra categoria e, pensiamoci bene, tanti useranno questi soldi per pagare tasse e spese.

Ho aperto Il Bizzarro Beach Club nel 1993, quando avevo 23 anni, facendo debiti tra amici e parenti e con l'aiuto della mia famiglia. Ho lottato contro la burocrazia, l'ignoranza, la crisi, l'erosione della costa e non mi sono mai arreso. Adoro il mio lavoro ed il mare, e i miei clienti sono diventati ormai buoni amici ma questa volta, davanti all'incompetenza, mi sento davvero impotente. Sarei tentato di non aprire, ma so che in tanti stanno aspettando di vedere il Bizzarro aperto per potersi riequilibrare fisicamente e psicologicamente dopo un inverno ed una primavera particolarmente duri”.

E mentre si aspettano direttive chiare per poter capire quale sarà l’entità dei lavori da realizzare per poter essere sicuri ed ottemperanti alla normativa, ci si chiede quali saranno poi le verifiche che gli enti ispettivi metteranno in atto, in che modo ed in che tempi, considerato che ancora non è chiaro quando e come poter riaprire.

Perchè di fronte all'incertezza della riapertura degli stabilimenti balneari, una cosa appare certa: le ispezioni non mancheranno, e fioccheranno le sanzioni. Viva l’Italia.

Paola Bonfanti

Paola Bonfanti
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