Produzione di pesche e crisi della frutticoltura in Piemonte: Coldiretti chiede lo stato di crisi

MILANO -

In Piemonte la produzione delle pesche risente in modo pesante di una crisi del mercato e Coldiretti ha recentemente lanciato l’allarme. Infatti, se i prodotti di prima scelta sono pagati – secondo l’associazione – ben al di sotto dei costi di produzione, l’industria di trasformazione vorrebbe addirittura il prodotto in regalo.

In una nota la stessa Coldiretti dichiara: “L’industria è ben consapevole che la produzione non può essere lasciata in campo per evitare da un lato l’abbandono del raccolto e delle normali pratiche di coltivazione, dall’altro poiché genererebbe pesanti decurtazioni nella produzione assicurabile per eventi calamitosi nella campagna di produzione successiva a sfavore delle aziende agricole”.
Per questo, continua l’Associazione  “i produttori piemontesi di pesche si stanno accollando i costi di produzione e di raccolta (da 0,40 a 0,46 €/Kg - fonte Agrion) per ‘regalare’ la frutta all’industria. Il comportamento delle realtà della trasformazione frutticola è pesantemente sleale, soprattutto perché il consumatore finale non ottiene alcun beneficio dalla diminuzione dei costi di produzione, come vorrebbero invece le dinamiche di mercato”.

Questa profonda crisi del settore richiede, secondo Coldiretti, un intervento mirato ed incisivo a favore dei produttori e per questo è stato chiesto alla Regione Piemonte di dichiarare lo stato di calamità per i frutticoltori, cosa che gli consentirebbe almeno di poter usufruire delle formule agevolative previste dalla legge.

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