Pagamenti: 11 ministeri su 12 non hanno rispettato la legge (2)

MILANO -

A seguito della denuncia sollevata recentemente dalla Corte dei Conti - afferma il segretario dell CGIA Renato Mason – negli ultimi tempi gli enti pubblici stanno pagando con puntualità le fatture di importo maggiore e ritardano intenzionalmente il saldo di quelle di dimensione meno elevate. Una modalità operativa che, ovviamente, sta penalizzando le piccole e piccolissime imprese che, generalmente, lavorano in appalti o forniture con importi molto contenuti rispetto a quelli “riservati” alle attività produttive di dimensione superiore. Senza liquidità a disposizione, tanti artigiani e altrettanti piccoli imprenditori si trovano in grave difficoltà e, paradossalmente, rischiano di dover chiudere definitivamente l’attività, non per debiti, ma per troppi crediti non ancora incassati”.

Quest’anno, anche a causa del Covid che sicuramente ha rallentato l’operatività di molte amministrazioni, tantissimi fornitori avranno grosse difficoltà a incassare le proprie spettanze; una situazione che si sovrappone ad un ritardo storico, visto che la nostra PA, da almeno un decennio, è indicata tra le peggiori pagatrici d’Europa.

Ricordiamo che in Italia le commesse pubbliche ammontano a circa 140 miliardi di euro all’anno e il numero delle imprese fornitrici sono circa un milione. Nei mesi scorsi sono emersi alcuni segnali molto preoccupanti sulla difficoltà da parte di molti enti locali di onorare gli impegni economici presi con i propri fornitori. Con il decreto Rilancio, infatti, il Governo ha messo a disposizione di Regioni, ASL e Comuni 12 miliardi di euro per liquidare almeno una parte dei debiti commerciali accumulati entro la fine del 2019.

Alla scadenza del 7 luglio scorso - data entro la quale gli enti territoriali dovevano chiedere alla Cassa Depositi e Prestiti le anticipazioni di liquidità per pagare i vecchi debiti - solo il 10 per cento circa delle risorse messe a disposizione era stato richiesto. A seguito di questo flop, con il decreto Agosto il Governo ha riaperto i termini: dal 21 settembre fino al 9 ottobre, infatti, gli enti territoriali hanno avuto una nuova possibilità per accedere a questi fondi.

L’aspetto più paradossale di questa vicenda è che non si conosce con precisione a quanto ammonta il debito commerciale della nostra PA: una cosa inverosimile, sebbene le imprese che lavorano per il pubblico siano obbligate da qualche anno a emettere la fattura elettronica.

Sebbene negli ultimi anni lo stock sia in calo, secondo i dati presentati il 31 maggio 2019 dalla Banca d’Italia nella “Relazione annuale 2018”, l’ammontare complessivo dei debiti commerciali della nostra PA ammonterebbe a circa 53 miliardi di euro 4, metà dei quali ascrivibili ai ritardi di pagamento. L’utilizzo del condizionale è d’obbligo, visto che il regolare monitoraggio realizzato dai ricercatori di via Nazionale si basa su indagini campionarie condotte sulle imprese e dalle segnalazioni di vigilanza da cui emergono dei risultati che, secondo gli stessi estensori delle stime, sono caratterizzati da un elevato grado di incertezza. Si segnala che a causa del Covid nel 2020 la periodica indagine campionaria richiamata più sopra non è stata realizzata.

(Fonte: CGIA Mestre)

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