Non “Decreto liquidità” ma “Decreto debito”

MILANO -

Il Governo l’8 aprile ha pubblicato in Gazzetta Ufficiale il “Decreto liquidità” che ha tutti i connotati di un “Decreto debito” per i professionisti e le imprese italiane. Fino al 31 dicembre si accederà alle garanzie statali sui prestiti aventi 24 mesi di preammortamento come per i subprime.

In altre parole significa sopravvivere alla crisi economica e alla chiusura imposta dal Governo sapendo già che per 24 mesi si restituirà solo la quota interessi, senza alcuna agevolazione fiscale ma rimanendo, sostanzialmente, indebitati per 6 anni. Questa è stata la risposta di Palazzo Chigi e di Via XX Settembre alle PMI di tutta la Penisola.

Inoltre, non tutte le società sono ammesse. Solo quelle non in difficoltà al 31 dicembre 2019 e senza esposizioni deteriorate al 29 febbraio 2020.

Dimenticatevi la «liquidità immediata». Senza garanzie al 100% e deroghe al Testo Unico Bancario restano le solite istruttorie. Il tasso non sarà zero, ma solo più basso di quello di mercato.

Professionisti e PMI beneficeranno di una garanzia al 90%, mentre per le aziende più grandi si scende all’80% e al 70% a seconda dei fatturati. Come collaterale dei nuovi crediti il Governo ha fornito garanzie a prima richiesta per 200 miliardi, di cui almeno 30 miliardi alle PMI, e affidato due ruoli strategici a SACE e Cassa Depositi e Prestiti.Giusti vincoli sono che i soldi erogati restino in Italia, non vengano distribuiti dividendi ai soci, si riacquistino azioni proprie. Non per ultimo, ai sindacati il Governo ha affidato un forte potere contrattuale verso le imprese con i dipendenti che intendono indebitarsi (art. 1, co. 2, lett. l).E viene da chiedersi come faranno le aziende di molti settori a mantenere inalterati i livelli occupazionali nonostante la prevedibile drastica riduzione dei fatturati a causa del distanziamento sociale obbligatorio per legge.

L'ABI ha inviato il 9 aprile a tutti gli istituti di credito una circolare, l'Agenzia delle Entrate ha redatto le proprie disposizioni nella circolare n. 9/E del 13 aprile, la Commissione Europea il 14 aprile ha autorizzato l'intervento bancario voluto dal Governo.

Una lettura libera dalla propaganda del Decreto-Legge n. 23/2020 consente di capire che l’indebitamento delle partite IVA servirà allo Stato e agli Enti locali per riempire le casse vuote con i tributi sospesi di marzo, aprile, maggio e giugno 2020.

È opportuno rilanciare la buona notizia, non contenuta nel Decreto-Legge, sulla decisione del Comitato internazionale di Basilea che ha allentato i parametri di vigilanza bancaria impattanti sul credito alle aziende. A meno che il Governo non emetta altri provvedimenti, rispetto ai 24 emanati dal 31 gennaio ad oggi, nessuna norma agevola davvero la ripartenza strutturale del sistema produttivo.

Fanno eccezione solo i 50 milioni per il Made in Italy dei dispositivi medici e di protezione individuale. Nessuna radicale sburocratizzazione. Nessun pagamento dei 53 miliardi di debiti certificati della Pubblica Amministrazione dovuti a professionisti e imprese. Nessun cantiere riaprirà a breve mentre i burocrati bloccano 155 miliardi di fondi disponibili (vedi Infrastrutture Strategiche Prioritarie 2020). Nessun incentivo a chi ha dipendenti o ne assume altri. Resta intatta la soffocante tassazione.

Angelo Paletta

Docente di management e Innovation manager

Ricerca in corso...