Lo smart working in Italia: prospettive future

MILANO -

L’ultima ricerca di Rome Business School, la business school a maggior presenza internazionale in Italia, è sul tema “Smart Working and Gender Gap – Le due grandi sfide del futuro del lavoro”.

Tenendo in considerazione i cambiamenti nelle abitudini delle persone causati dall’emergenza sanitaria in corso, si prevede che nel 2022 ci saranno in Europa occidentale circa 123 milioni di lavoratori "agili" con una previsione per l'Italia di circa 10 milioni per il 2022.Con le nuove disposizioni governative, però, potrebbero aprirsi scenari con previsioni di aumenti esponenziali di questo fenomeno.

In Italia, per quanto riguarda l’equilibrio vita-lavoro in epoca di smart-working, solo il 4% dei dipendenti ha orari di lavoro lunghi (si è stimato che in media il 69% della giornata può essere dedicato a sé stessi) e i contratti flessibili si sono incrementati del 20% rispetto al 2018. La ricerca conferma, inoltre, come la flessibilità abbia impatti positivi nel 72% dei casi sull’incremento della produttività e nel 73% sulla motivazione dei dipendenti, tant'è che il 64% delle imprese considera probabile l’attuazione dello Smart working anche in futuro.

Tuttavia, il Research Center della Roma Business School sottolinea che l'Italia non ha ancora un sufficiente grado di digitalizzazione né un vero progetto nazionale di lavoro flessibile a cui si aggiunge una situazione di disparità di genere ancora notevole.

RED
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