Imprese, professionisti e... residui di stampa

MILANO -

I Professionisti, così come le piccole imprese e le aziende di grandi dimensioni, devono adeguarsi alla normativa che prevede lo smaltimento dei toner esausti: inkjet, nastri, cartucce laser, ma anche i soli contenitori di toner per stampanti possono essere infatti classificati come “rifiuti pericolosi”.

Basta avere una piccola stampante che scattano tutti gli adempimenti di legge.

Secondo l’Art 36, D Lgs. 205/10, il responsabile della produzione del rifiuto è il soggetto che lo genera, che resta garante della sua eliminazione fino all’ottenimento del FIR (Formulario di Identificazione del Rifiuto),il documento che attesta la regolarità dell’avvenuto smaltimento e che, proprio per la sua importanza, deve essere vidimato dall’Ufficio del Registro o dalla Camera di Commercio.

Non è rilevante se le stampanti sono di proprietà del professionista, dell’impresa oppure di terzi - come accade ad esempio nei contratti di noleggio o nella maggior parte delle cosiddette formule “costo copia” -; in tutti i casi il soggetto che stampa è il “produttore del rifiuto” ed è quindi responsabile delle attività per il suo opportuno trattamento. E anche se il ritiro viene effettuato da Società specializzate (che devono essere autorizzate allo smaltimento secondo rigorose norme a tutela dell’ambiente),è importantissimo che venga rilasciato al professionista/imprenditore il documento previsto dalla legge, che deve essere conservato per almeno 5 anni.

La norma prevede che, almeno una volta all’anno, si provveda allo smaltimento dei residui di stampa, a prescindere dalla quantità prodotta, pena sanzioni anche particolarmente significative che possono arrivare al coinvolgimento penale dei responsabili del rifiuto .

Paola Bonfanti
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