Il Made in Italy (falso) dei pezzi di ricambio per le moto.

MILANO -

Il mensile “Dueruote” ha dedicato, nel mese di settembre, una inchiesta al tema della contraffazione internazionale di ricambi e pezzi di moto. Un “business” che genera, per l’impresa mondiale del settore, un danno di circa 100milioni di euro e che passa dall’Asia all’Europa coinvolgendo numerosi Paesi.

Un mondo di falsi che non solo preoccupa sotto l’aspetto economico ma anche – e soprattutto – per quello della sicurezza. Basta infatti un piccolo pezzo mal costruito o difettoso per mettere a repentaglio la sicurezza di tutto il veicolo.

Come riportato nell’inchiesta, ad esempio, solo la Brembo perde ogni anno 3 milioni di euro in mancati guadagni da pinze e pompe frenanti contraffatte: «Siamo attivi dal 2016 nella caccia al falso. Grazie a società specializzate, abbiamo intercettato fino a oggi 59.900 inserzioni di merce contraffatta. Annunci pescati non solo sui big del settore, ma anche su portali dal nome esotico e poco noti in Italia, come Weidian, Taobao, Hc360, Ruten o Bukalapak. Lavoriamo anche sul posto, soprattutto in Cina, con un pool di investigatori privati che ci aiutano a scoprire i negozi e i magazzini dove vengono venduti prodotti i falsi di Brembo. Un'attività che ci costa ogni anno 400mila euro», ha dichiarato Paolo Rezzaghi, capo dell'ufficio di Brembo che si occupa di proprietà intellettuale.

Il mercato dei pezzi di ricambio falsi, complice internet e gli acquisti on-line generalmente più economici rispetto alle officine, scatena anche una questione legale.  Commentano i titolari di Sc Project “Noi spendiamo fior di milioni per assicurare i nostri prodotti originali presso i Lloyd's di Londra. Ma a un motociclista che ha acquistato un prodotto falso e quindi di scarsa qualità può accadere, ed è già successo, che si sganci lo scarico e che questo vada a colpire il veicolo che gli sta dietro. Chi paga i danni, materiali e fisici? In causa veniamo chiamati noi, perchè su quel terminale, sebbene falso, c'è il nostro marchio. Tocca a noi scagionarci e dimostrare di non aver prodotto quello scarico”.

E c’è anche da temere la diffusione del marchio “Made in Italy”, falso ovviamente. Un’attestazione di qualità (il nostro Paese è fra i più riconosciuti ed apprezzarti in campo motoristico) che può indurre molti consumatori a fare acquisti inappropriati e pericolosi dai quali le aziende si devono difendere a tutela del proprio nome e della propria reputation. Per non parlare della salvaguardia dell’utente, vero truffato di un mercato che ogni anno fa mettere nelle tasche di imbroglioni senza scrupoli decine di milioni di euro.

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