Giustizia in lockdown: rispondono gli Avvocati di Roma

MILANO -

L’Ordine degli Avvocati di Roma il 29 maggio ha sostenuto le ragioni di una protesta per la giustizia negata davanti la Corte Suprema di Cassazione e un servizio televisivo ha testimoniato l’ampia partecipazione dei professionisti romani. Il lockdown è terminato da settimane e oltre 100 miliardi di capitali sono fuggiti dal Bel Paese: cosa impedisce alla giustizia e all’economia di funzionare in Italia?

Lo chiediamo ad Antonino Galletti, presidente dell’Ordine degli Avvocati di Roma, che rappresenta oltre 20.000 avvocati e presiede il Foro più grande d’Europa.

Gli avvocati stanno subendo pesantemente la crisi. Cosa chiedono al Governo?

"Il nostro sistema giurisdizionale è in crisi cronica da anni. Le difficoltà sono aumentate, come era prevedibile, a causa della pandemia e delle connesse misure di contenimento. Dopo una prima fase di blocco delle attività giudiziarie pressoché totale, per il successivo periodo, dal 12 maggio e fino alla fine di luglio, il sistema avrebbe dovuto ripartire progressivamente con la cosiddetta “fase 2”. Tuttavia, la giustizia resta ancora al palo, mentre tutto il resto è oramai finalmente ripartito (anche il campionato di calcio).

Gli avvocati sono stati fortemente penalizzati per la chiusura (prima) e la drastica riduzione (adesso) delle attività giudiziarie che rende difficile tutelare i diritti e le libertà dei cittadini. Le ragioni sono molteplici e tra queste sono da menzionare certamente il ricorso generalizzato al cosiddetto lavoro agile che ha poco senso nei sistemi dove la telematica non è ancora presente o è poco sviluppata (penso al processo penale ed alla giustizia di prossimità, civile e penale, dell’Ufficio del Giudice di Pace) e che si inserisce in un sistema caratterizzato da una cronica carenza di personale amministrativo e di cancelleria.

Purtroppo ha inciso anche la previsione illogica e irrazionale di rimettere ai capi dei singoli uffici giudiziari la discrezionalità di dettare linee guida e provvedimenti organizzativi per lo svolgimento dei processi, con conseguente – da noi prevista – formazione di una giustizia, per così dire, “a macchia di leopardo” sul territorio nazionale ed anche all’interno dei Fori, dove ogni singolo presidente di sezione si è sentito legittimato ad emettere provvedimenti diversi e difformi rispetto a quelli degli altri con conseguente proliferare di queste fonti atipiche del diritto.

Basti penare che solo a Roma sono stati emessi oltre 8 Kg. di provvedimenti, come ho avuto modo di documentare in un video diffuso sui canali sociali istituzionali del nostro Ordine forense ben presto divenuto virale e ripreso anche dai media nazionali.

 

Il processo civile dev’essere velocizzato e il Codice dei Contratti Pubblici sembra più un freno che una tutela. Quali certezze mancano agli attori economici per investire e lavorare in Italia?

Certamente i problemi sono tanti e oramai cronici. Evidenzio l’illogico ed irrazionale numero delle giurisdizioni (ordinaria, amministrativa, contabile, tributaria, militare),il proliferare dei riti all’interno di ciascuna giurisdizione ed un sistema normativo ipertrofico (basti pensare che nel solo decreto rilancio n. 34 del 2020 sono stati previsti ben 103 provvedimenti attuativi!) che si aggiunge alla carenza di personale drammatica ed all’assenza di investimenti.

Per esempio, mancano da anni i cancellieri, il personale amministrativo ed i funzionari direttivi, ma non si provvede alle assunzioni. Soltanto da ultimo, in piena crisi pandemica, col decreto rilancio sono state previste procedure di reclutamento comunque inadeguate per coprire il reale fabbisogno (che, oltretutto, è sottostimato). Occorre poi investire seriamente nella telematica. Noi avvocati vogliamo andare negli uffici giudiziari per svolgere il nostro ruolo indispensabile in udienza, dinanzi ai Tribunali ed alle Corti.  I cittadini hanno diritto ad un contraddittorio reale e non virtuale!

Tutte le altre attività procuratorie e di cancelleria devono poter essere svolte da remoto: non è concepibile che esistano piattaforme on line che ci consentono da anni di acquistare in sicurezza prodotti in tutto il modo e riceverli comodamente in casa mentre, per pagare ed annullare una marca da bollo, occorre fare ancora oggi estenuanti file negli uffici giudiziari.

La burocrazia rallenta inutilmente anche il sistema della Giustizia: nel nostro Paese i vari Ministeri non sono riusciti a raggiungere un accordo neppure per individuare un unico sistema processuale telematico ed esistono regole diverse per il PCT (processo civile telematico, organizzato dal Ministero della Giustizia),il PAT (processo amministrativo telematico, organizzato dalla Presidenza del Consiglio) ed il PTT (processo tributario telematico, organizzato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze)! Con tutti questi problemi la certezza del diritto e la ragionevole durata del processo restano delle chimere.

In una situazione come quella che ho descritto il nostro sistema non costituisce certo un incentivo per gli investimenti ed un volano per l’economia, ma si pone come una barriera ed un freno rispetto ad eventuali investitori europei e stranieri.

 

I processi penali oramai possono essere infiniti. L’Avvocatura cosa propone al Governo?

Proponiamo di intervenire su punti che ho evidenziato in precedenza, ma occorre serietà ed investimenti concreti nel settore. Non basta modificare, a costo zero, le norme per sperare che miracolosamente la macchina giudiziaria possa recuperare efficienza e credibilità.

Anche la selezione dei magistrati nei ruoli di vertice degli uffici giudiziari deve premiare coloro che hanno migliori qualità ed attitudine all’organizzazione; con la vicenda CSM stiamo purtroppo assistendo proprio in questi giorni a quelle che sembrano essere state talvolta le modalità per addivenire alle nomine più importanti.

Per gestire al meglio un grande ufficio giudiziario, non basta essere ottimi giuristi, ma occorre preparazione e managerialità ed è opportuno coinvolgere di più l’Avvocatura che ha il polso esatto della reale situazione e può suggerire riforme ed interventi utili e mirati, avendo a cuore il buon funzionamento del sistema dal quale dipende anche la qualità del nostro lavoro quotidiano.

A partire dai Consiglio giudiziari occorre ripensare il ruolo degli Avvocati all’interno della giurisdizione e dare uno spazio maggiore anche all’interno del sistema giudiziario.

 

La tassazione è soffocante e si sente dibattere di una riforma del diritto tributario e del processo tributario. Cosa ne pensa?

Credo sia necessario semplificare il sistema tributario con poche norme, chiare ed immediatamente percepibili anche da cittadini. Nel processo tributario occorre investire sul personale, sulle sedi e puntare alla professionalizzazione della magistratura che deve essere resa indipendente rispetto all’Amministrazione tributaria; è possibile attingere anche all’Avvocatura per trovare professionisti qualificati che per un limitato periodo di tempo possano mettersi al servizio della giustizia tributaria, con rigorosi controlli sulle incompatibilità e sanzioni adeguate per le violazioni, ma non è possibile che la giustizia tributaria resti la cenerentola delle giurisdizioni, affidata di fatto al dopolavoro dei magistrati ordinari o amministrativi.

Angelo Paletta
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