False partite Iva o lavoro subordinato?

MILANO -

Nel mercato del lavoro esistono molte forme di assunzione del personale ma, complice purtroppo anche il momento socio-economico di crisi che stiamo vivendo, è sempre più diffuso il fenomeno delle “false” partite Iva, che celano in realtà veri e propri rapporti di lavoro subordinato.

Quando si parla di false partite Iva ci si riferisce a lavoratori inquadrati come lavoratori autonomi ma che, in realtà, sul posto di lavoro si comportano come dei dipendenti: seguono le direttive del datore di lavoro, hanno orari fissi da rispettare, spesso una scrivania o un ufficio in cui recarsi, utilizzano gli strumenti messi a disposizione dall’azienda, svolgono le stesse attività dei colleghi dipendenti e sono inseriti nell’organizzazione aziendale in modo stabile.

Per l’azienda avere in struttura una o più false partite iva può risultare molto pericoloso in quanto nel nostro ordinamento vige il “principio di indisponibilità” secondo il quale questo rapporto di lavoro può essere riqualificato come lavoro subordinato sin da subito, portando il lavoratore a richiedere – e ricevere – le differenze retributive.

Inoltre, l’Inps e l’Inail possono chiedere al datore di lavoro di versare tutti i contributi previdenziali ed assistenziali che avrebbe dovuto versare già dall’inizio del rapporto di lavoro.

RED
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