Editoriale- Quale futuro per startup e PMI dopo l'uscita degli inglesi da Borsa Italiana?

MILANO -

Le startup e le piccole e medie imprese italiane avranno ancora accesso a Borsa Italiana? Beneficeranno ancora delle condizioni agevolate di iscrizione nel listino milanese dopo che usciranno gli inglesi da Piazza degli Affari?

La domanda è legittima e non affatto scontata, dato che ben tre cordate di investitori molto diversi tra loro si sono presentati ai manager del Gruppo London Stock Exchange per subentrare nell’assetto proprietario.

La prima cordata è composta dagli svizzeri di Six, che dopo aver pagato una cifra molto alta per gestire la Borsa di Madrid hanno offerto finora la somma più alta per guidare anche la Borsa di Milano.

La seconda cordata è stata costruita dai tedeschi di Deutsche Börse, che già in passato avevano desiderato di prendere il controllo della Borsa milanese.

La terza cordata è stata organizzata dai franco-olandesi di Euronext in partnership con gli italiani di Cassa Depositi e Prestiti (CDP),supportati da Banca Intesa. Quest’ultima cordata ha presentato un’offerta non vincolante di acquisto che, al momento, è stata l’unica ad aver ottenuto un periodo di esclusiva per negoziare le condizioni di compravendita.

Infatti, al cambiare del gestore del mercato, cambieranno non solo le attuali denominazioni dei mercati ma anche i regolamenti di ammissione, che determinano in concreto i criteri di selezione delle imprese.

La considerazione non è da sottovalutare, dato che dal 20 luglio 2020 l’attuale Consiglio di Amministrazione, espressione del London Stock Exchange, ha ampliato significativamente il novero delle imprese che possono ottenere l'iscrizione nel listino delle società quotate. Oggi, infatti, nel sistema multilaterale di negoziazione AIM Italia sono ammessi non solo le PMI, ma anche le startup e le azioni denominate “penny stock”, che possono raggiungere valori unitari molto bassi fino a 0,01 euro.

L'annunciato cambio di gestione pronunciato dai vertici di Londra apre degli scenari inediti sia per il sistema produttivo nazionale che è quotato nell’AIM Italia, nel Mercato Telematico Azionario (MTA) e nel segmento STAR, sia per il Mercato Obbligazionario Telematico, per l’ExtraMOT Pro e l’ExtraMOT Pro3, ma soprattutto per il Mercato all’ingrosso dei Titoli di Stato (MTS).

Il cambio di assetto azionario non è irrilevante per il sistema Italia. Non a caso, lo stesso Governo italiano segue da vicino tutta l’evoluzione che sta maturando a Milano. Non si tratta solo di una grande operazione economico finanziaria per la gestione del mercato azionario e obbligazionario privato, ma l’ingresso di nuovi operatori in Borsa Italiana presenta inevitabili impatti sulla gestione del debito pubblico nazionale, situazione che fin da subito ha richiamato l’attenzione delle autorità governative italiane.

Angelo Paletta

Direttore Editoriale

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