Editoriale - INPS simbolo della burocrazia arrogante e fallimentare

MILANO -

Le irricevibili dichiarazioni espresse dal presidente dell’INPS, Pasquale Tridico, dimostrano tutta l’ottocentesca e sindacalizzata ostilità della burocrazia italiana verso le imprese e chi genera PIL. Suo malgrado, Tridico ha impersonato il più adatto testimonial della mancata crescita dell’Italia da oltre vent’anni: «Con la CIG aiutiamo anche aziende che non riaprono per pigrizia o opportunismo». Peccato che abbia taciuto che molti lavoratori sono stati generosamente aiutati dalle rispettive società, che hanno anticipato finanziariamente quello che lo Stato con la cassaintegrazione (CIG) non ha garantito con la dovuta tempestività.

Con quest’ultima assurdità il potente, ma fortunatamente pro-tempore personaggio, ha finito di perdere ogni credibilità: è sufficiente digitare il suo nome per leggere le sue numerose dichiarazioni, che i fatti di questi mesi hanno puntualmente smentito.

Ma come è noto, la migliore difesa è l’attacco. E il presidente Tridico ha adottato questa tattica affermando: «Abbiamo avuto un infarto ma l'Italia è ancora in piedi ed è un Paese coeso. Dobbiamo dire grazie al nostro welfare». Secondo lui, i milioni di lavoratori rimasti senza un soldo per quasi tre mesi per colpa di una farraginosa procedura voluta dal Governo e dall’INPS, ora dovrebbero addirittura ringraziare il sistema previdenziale per aver cagionato loro tanti disastrosi e umilianti problemi.

Se già la Pubblica Amministrazione italiana gode di una pessima immagine costellata da improduttività, sprechi e casi di corruzione, le invettive del presidente Tridico contro le aziende private hanno aumentato la figuraccia dell’INPS verso tutti gli italiani. Basti ricordare che quest’ultima gaffe si aggiunge alle inefficienze del multimilionario ma sinistrato portale web dell’Istituto di Previdenza – ufficialmente hackerato ma del cui attacco non abbiamo avuto più notizie – e ai conclamati fallimenti della strapagata dirigenza dell’Istituto con sede a Piazzale Ciro il Grande nell’erogare in colpevole ritardo sia i 600 euro ad una platea limitata di beneficiari (erano escluse tutti i professionisti afferenti alle casse di previdenza private),sia le CIG tutt’oggi ancora attese da 419.000 di lavoratori obbligati a non lavorare.

Per i burocrati pubblici che fanno finta di non ricordarlo, va sempre sottolineato che i loro stipendi sono pagati dalle partite IVA che producono valore in Italia. È paradigmatico che alcuni dirigenti del Ministero dell’Economia e delle Finanze hanno fatto trapelare che per il prossimo ottobre temono di non riuscire a pagare in tempo gli stipendi degli statali se i professionisti e le aziende non riprenderanno a pagare le altissime tasse che schiacciano il nostro sistema produttivo abbattendone la competitività.

Ma come si possono chiedere i soldi alle partite IVA fermate dal Governo per tutti questi mesi del lockdown? Come può venire in mente ai burocrati di esigere le imposte dai commercianti, dai ristoratori, dagli albergatori e dagli altri imprenditori che pur volendo riaprire i battenti non recupereranno mai gli incassi persi e non potranno utilizzare i loro locali a pieno regime ma solo contingentando gli accessi dei clienti? Come si possono pretendere le imposte ai professionisti?

Eppure, nonostante la quarantena, i solerti dirigenti pubblici dell’Agenzia delle Entrate hanno doviziosamente già imbustato 22 milioni di lettere, perché lo “Stato-Leviatano” oggi più che mai è affamato di centinaia di miliardi. Il Governo le fermerà in tempo per evitare il tracollo finale dell’indebolita economia italiana? Lo vedremo.

Forse non rendendosene conto, oggi Pasquale Tridico e l’INPS stanno impersonando l’emblema di una burocrazia arrogante e fallimentare per l’Italia che abbisogna degli Stati Generali per decidere. Gli appassionati di storia ricordano che in Francia, dopo gli Stati Generali riuniti il 5 maggio 1798, il 20 giugno ci fu la riunione e il giuramento della borghesia nella Sala della Pallacorda per reazione allo stallo istituzionale.

In Italia accadrà qualcosa di metaforicamente paragonabile, dopo i continui temporeggiamenti del Governo e la contestazione dello scorso 10 giugno rivolta dai passanti al presidente Conte che sotto Palazzo Chigi si aspettava un bagno di folla festante?

Angelo Paletta

Direttore Editoriale

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