Editoriale - INPS latita e dal 16 ottobre ripartono cartelle esattoriali e pignoramenti

MILANO -

I manager vanno adeguatamente pagati, specialmente quando gestiscono strutture molto complesse ed hanno grandi responsabilità. Nessuno dalle colonne di questo giornale ha criticato Giuseppe Tridico per essersi aumentato lo stipendio come presidente dell’INPS, dato che alcuni suoi dirigenti guadagnano persino più di lui ed hanno meno oneri.

Le obiezioni formulate sono quelle sul lavoro finora svolto a Piazza Ciro il Grande e sui pochi risultati raggiunti tra molti scandali, tanto che lo stesso presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte ha sollecitato Tridico a «lavorare giorno e notte» pur di pagare velocemente centinaia di migliaia di cassaintegrazioni rimaste irresponsabilmente in arretrato.

Per stessa ammissione dell’inquilino di Palazzo Chigi, il ringraziamento è andato a quegli stessi imprenditori che mesi fa il presidente dell’INPS aveva ingiustamente attaccato: «Voglio ringraziare tutti gli imprenditori che hanno sin qui anticipato la cassa in deroga ai lavoratori. Sono venuto a conoscenza di molti di questi casi. Hanno compiuto un gesto che rende grande la comunità italiana. Ma noi dobbiamo lavorare sino al pagamento dell'ultimo lavoratore».

Finora lo Stato italiano prima ha imposto il lockdown bloccando quasi tutte l’economia, poi con una mano non sta erogando gran parte dei soldi promessi e dovuti per legge delle cassaintegrazioni ai lavoratori, e con l’altra mano dal 16 ottobre inizierà nuovamente a pretendere le tasse dai professionisti e dagli imprenditori. Dall’Agenzia delle Entrate a breve imbusteranno e spediranno circa 18 milioni di notifiche di pagamento: chi potrà pagare se non ha fatturato in questi mesi?

Per chi non lo sapesse, l’Unione Europea ha tolto le Isole Cayman dalla black list dei paradisi fiscali. In Europa ci sono Stati dove si paga dal 5% al 15% di tasse. Chi lo spiega ai contribuenti italiani che in Europa noi abbiamo una tassazione che è quasi vessatoria perché supera abbondantemente il 50%, con punte del 70%?

Nel frattempo, lo smart working della Pubblica Amministrazione ha presentato molte ombre e pochissime luci, aggravando le arcinote inefficienze, che sono un pesante freno all’economia e alla ripresa economica.

Se non fosse per le apprezzabili ma limitate misure della Transizione 4.0, dizione erede prima dell’Industria 4.0 e di Impresa 4.0, non sembrerebbe esserci una visione dell’Italia proiettata nel futuro ed una progettualità italiana nel consesso comunitario all’altezza di una Nazione facente parte del G7.

Nel frattempo, le statistiche registrano un’impennata di contagi in tutta Europa cha ha colpito più di 4,7 milioni di persone. Le più alte punte giornaliere si sono verificate in Francia dove a Parigi c’è la massima allerta in seguito ai nuovi 10.489 casi. In molte altre capitali europee il problema sanitario è diventato davvero serio. La maglia nera resta alla Spagna con più di 835 mila contagi. Nelle ultime ore, il coronavirus in Italia ha toccato quota 4.458 con 22 morti, per un totale di oltre 333 mila contagiati. Nella nostra Penisola non possiamo permetterci un altro lockdown generalizzato, perché non si muore solo di coronavirus ma anche di chiusure e di fallimenti.

Dopo gli Stati Generali dello scorso giugno, la tanto attesa fase post referendum e post elezioni regionali e comunali non sta offrendo la sperata attenzione al mondo del lavoro, della produzione, del credito, delle professioni, che attendono impazienti l’annunciata riforma fiscale e il taglio delle tasse sul lavoro che non arrivano per contrastanti visioni nella spaccata maggioranza al Governo.

L’ISTAT segna il livello di disoccupazione al 9,7% che tra i giovani sale al 32,1%, ma lo spettro di un’ondata di licenziamenti successiva al blocco prorogato fino al 31 dicembre 2020 sta già apparendo. Per scongiurare una crisi economica e sociale di massa tra gennaio e febbraio 2021, in queste settimane serve attuare politiche realmente finalizzate a rilanciare l’economia.

Gli strali verso Palazzo Chigi giungono direttamente dagli esponenti della maggioranza dove uno dei leader afferma che «a gennaio ci sarà una carneficina occupazionale». Pare che non ci siano concordanza e lungimiranza nel programmare la spesa di 81,4 miliardi di risorse a fondo perduto e di 127,4 miliardi di prestiti a tasso agevolato del Recovery Fund, che nel suo complesso ammonta a 209 miliardi di euro. Speriamo di non vedere altri “bonus monopattino”.

Angelo Paletta

Direttore Editoriale

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