Editoriale - Economia ferma e tasse da pagare il 20 luglio

MILANO -

Il Governo italiano ancora tace sull’auspicabile rinvio delle tasse, tanto richiesto dalle associazioni di categoria e dagli ordini professionali, mentre nel resto dell’Europa i tagli ai tributi non sono stati solo annunciati ma anche già realizzati.

Per comprendere l’importanza di riprogrammare le scadenza fiscali in questo anno flagellato dal Covid-19, è necessario leggere le stime delle istituzioni nazionali e internazionali sull’economia italiana. Secondo la UE la perdita attesa nel 2020 segna un -11,2%, per il Fondo Monetario Internazionale un -12,7%, mentre la Confcommercio rende noto che il secondo trimestre ha registrato il -18% su base congiunturale ed il -22% anno su anno.

Non per ultimo, nel confronto annuale l’Indicatore dei Consumi (ICC) affonda con un -15,2%. Ma i dati possono facilmente peggiorare se la burocrazia italiana continuerà a frenare l’economia invece di stimolarla.

I timori per ulteriori segnali negativi dall’economia provengono proprio dagli atteggiamenti adottati da Palazzo Chigi e da Via XX Settembre, che hanno la cinica impudenza di esigere il 20 luglio miliardi di tributi dagli imprenditori, dai manager aziendali e dai professionisti italiani.

Come avevamo previsto dalle colonne di questo quotidiano, per consentire di pagare le imposte e le tasse a chi veramente produce in Italia, il Governo aveva emanato il Decreto Liquidità (D.L. 23/2020).

Era già noto che non sarebbe stata sufficiente la proroga temporanea da marzo a luglio prevista per il pagamento dei tributi e giustificata dagli impatti del lockdown. Non a caso, infatti, il Governo ha tentato di favorire l’approvvigionamento di risorse a debito alle imprese e ai professionisti tramite il Decreto Liquidità, emanato d’urgenza l’8 aprile ma entrato a regime nelle filiali bancarie solo alla fine di maggio prima di essere convertito in legge il 5 giugno.

Senza i tributi versati dalle partite IVA, il grosso problema che Giuseppe Conte e Roberto Gualtieri rischiano di dover gestire è quello di non disporre della liquidità sufficiente per pagare in tempo gli stipendi dei dipendenti pubblici e le pensioni.

Da settimane i commercialisti invocano tutte le forze politiche a fissare un’ulteriore proroga al 30 settembre per onorare i versamenti relativi alle dichiarazioni dei redditi e dell’IRAP 2020. Diversamente, il sistema produttivo già in parte collassato, subirà l’ennesimo insostenibile prelievo di liquidità dalle esangui casse di microimprese, PMI e studi professionali.

Tutti chiedono al Governo: la proroga verrà concessa o il 20 luglio bisognerà versare gli F24 dei tributi? La scadenza è vicina e lo sapremo nelle prossime ore.

Nel frattempo, il “Decreto Rilancio”, approvato al Senato con 159 si e 121 no, ha 54,9 miliardi di euro, una tra le più grandi dotazioni finanziarie della storia italiana avente la finalità di sostenere imprese, famiglie e lavoratori. Il “Decreto Cura Italia” ne conteggia 25 miliardi. Il “Decreto Liquidità” ha 200 miliardi di garanzie. Nonostante tutto, ad oggi, il tessuto economico italiano si trova nella peggiore crisi mai vissuta, anche rispetto a quella del 1929, della Seconda Guerra Mondiale e della crisi del 2008. Non sembra nemmeno esserci una prospettiva di rapida crescita, se si considera che tutti annunciano un autunno caldissimo dal punto di vista economico e sociale dopo lo sblocco dei licenziamenti.

Non a caso, il Governo per evitare i prevedibili scioperi e contestazioni aveva proposto di estendere lo stato d’emergenza fino al 31 dicembre. Ma pare fallito il tentativo al limite dell’antidemocratico di sottoporre 60 milioni di persone ad ulteriori sei mesi di emergenza.

Oggi è entrato in vigore il Decreto-Legge 16 luglio 2020 n. 76 disciplinante le “Misure urgenti per la semplificazione e l'innovazione digitale”, pubblicato in Gazzetta Ufficiale: lo Stato, il “Leviatano” ricordando Hobbes, accetterà di ridurre la propria forza ostacolante e distruttiva oppure anche questo decreto verrà fagocitato dalla vorace e grigia burocrazia pubblica incentrata sulla zelante osservanza della procedura amministrativa e non sul valore dei risultati a beneficio della collettività?

Angelo Paletta

Direttore Editoriale

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