Editoriale - Economia e Governo tra scuola, liquidità, semplificazioni e tasse

MILANO -

Alcuni pensano che l’economia e i servizi pubblici stiano riprendendo bene grazie al Governo nonostante le difficoltà causate dal Covid-19. Altri credono sempre di più che oltre gli annunci non ci sia molto altro, se non addirittura sperperi di denaro pubblico e danni peggiori di quelli causati dal coronavirus.

La ripartenza delle scuole fissata per il 14 settembre era stata data per certa dal Ministro Lucia Azzolina e, invece, in molte regioni è tutt’ora incerto il giorno del suono della prima campanella dell’anno scolastico. Molte aziende italiane fornitrici di sedie e di banchi hanno ricevuto gli ordini di fornitura soltanto pochi giorni fa, nonostante gli uffici ministeriali di Viale Trastevere abbiano avuto lunghi mesi per organizzare al meglio il ritorno sui libri. I poteri davvero straordinari del Governo sono stati sintetizzati bene dalla stessa Azzolina che ha dichiarato in TV di aver «allargato le aule», lasciando stupefatti tutti gli italiani.

Gli imperdonabili ritardi delle ASL nel fare i tamponi ed il flop dell’App Immuni, da molti ritenuta poco sicura a livello di protezione dei dati personali, rischiano di “contagiare” pure la riapertura delle scuole pubbliche italiane, mentre le scuole private parificate e gli asili privati convenzionati stanno subendo da mesi le più gravi discriminazioni di trattamento mai attuate dalla Pubblica Amministrazione, non solo in Italia ma in tutta Europa. Si stanno spendendo miliardi per i banchi, ma non per dotare gli studenti italiani di PC e software di ultima generazione mantenendo inalterato il “digital divide”, pressoché quasi tutto a carico delle famiglie italiane.

Altre due date da mettere nel calendario riguardano l’Agenzia delle Entrate-Riscossione e sono il 15 ottobre, data conclusiva dello stop all’invio di milioni di cartelle fiscali, e il 10 dicembre, termine per pagare le rate della Rottamazione-Ter e del saldo e stralcio. Il Governo, nella persona del Ministro Roberto Gualtieri, afferma che gli uffici di Via XX Settembre stanno lavorando ad una profonda riforma fiscale: a prescindere dagli schieramenti politici, tutti gli italiani sperano in un progetto legislativo veramente coraggioso e sostenibile. Con l’attuale fiscalità, infatti, i professionisti e le aziende nazionali sono troppo penalizzate anche rispetto ai competitor europei e molte imprese hanno già deciso di non riaprire più facendo perdere gettito fiscale e posti di lavoro in Italia.

L’urgenza di azzerare e ricostruire un nuovo sistema fiscale semplice, equo ed efficiente, è riscontrabile nello studio della CGIA di Mestre: negli ultimi 20 anni le entrate tributarie sono aumentate di 166 miliardi di euro con una crescita del 47,4%, ossia il 3,5% in più rispetto all'aumento del PIL: tradotto vuol dire che le tasse hanno divorato il valore generato dalla produzione.

Un indicatore della tenuta dell’economia e della libera circolazione della liquidità è desumibile dal dato sulle richieste di garanzie delle piccole e medie imprese giunte al Fondo Centrale di Garanzia appena pubblicato dal Ministero per lo Sviluppo Economico e dal Mediocredito Centrale. Dalla pubblicazione del Decreto Liquidità del 17 marzo 2020 allo scorso 20 agosto sono state inoltrate 1.000.052 domande per un controvalore di 71.214.128.726,29 euro. L’iniezione di liquidità – seppur a debito e non a fondo perduto – è stata fondamentale per la temporanea sopravvivenza del sistema economico, ma i tempi di erogazione devono essere più celeri. Compito di imprenditori e manager, però, sarà anche quello di riorganizzare i propri modelli di business e le dimensioni delle società.

Un riscontro meno confortante, invece, viene dal commento del presidente dell’Associazione Nazionale Costruttori Edili (ANCE),Gabriele Buia, sul “Decreto Semplificazioni” in fase di conversione in legge. Stando al parere degli operatori del settore, il provvedimento del Governo non offre la concreta possibilità di avviare le rigenerazioni urbane tanto necessarie alle città italiane e all’economia nostrana. Tra i punti critici vi sono il permanere e ul rafforzarsi di anacronistici vincoli burocratici anche per gli edifici degli anni Cinquanta del secolo scorso, molti dei quali sarebbe molto utile che vengano demoliti e ricostruiti con i vigenti alti standard antisismici e di efficienza energetica.

Se in Italia si registrano situazioni diverse a seconda delle regioni prese in analisi, anche nel resto dell’Europa lo scenario post-lockdown è a macchia di leopardo.  Tuttavia, nei comunicati della Banca Centrale Europea si legge che la ripresa economica dopo il crollo del secondo trimestre resta «parziale e disomogenea», mentre si conferma che l’andamento dei mercati è migliore e il trend di normalizzazione sia già in atto nonostante le fragilità che restano.

Negli Stati Uniti d’America, invece, la visione offerta è inedita: la Federal Reserve ha completato la revisione della sua politica monetaria ed ha aperto alla possibilità di lasciare i tassi bassi vicino allo 0% anche se l'inflazione superasse il 2% e la disoccupazione ritornasse ad essere bassa come lo era fino a prima della pandemia.

Angelo Paletta

DIrettore Editoriale

 

Ricerca in corso...