Editoriale - Coronavirus: Il Governo rilanci l’economia pagando i 53 miliardi di debiti certificati della P.A.

MILANO -

Il Giornale delle Partite IVA propone al Governo e a tutte le forze politiche, di maggioranza e di opposizione, di pagare i 53 miliardi di debiti certificati della Pubblica Amministrazione per sostenere l’economia.

Questa soluzione è subito attuabile liquidando le fatture delle pratiche già ampiamente istruite e controllate così da evitare disparità o lunghe procedure burocratiche che hanno già cagionato il fallimento di tanti professionisti e di imprese sane. Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha già determinato la chiusura delle attività commerciali in tutta Italia, classificata “zona protetta” e le sue parole alla nazione sono giunte poche ore dopo la dichiarazione dell’OMS sulla pandemia da coronavirus Covid-19.

I meritori provvedimenti a sostegno dell’economia, tuttavia, non aiutano a sufficienza i liberi professionisti e le imprese. Infatti, solo alcuni dispositivi sono subito attuabili – cassaintegrazione in deroga, stop ad accertamenti e versamenti tributari – ma il resto è soggetto a procedure dai tempi indefiniti. Il decreto messo in campo è un primo passo, ma da solo non eviterà il collasso del sistema economico italiano.

La misura per sostenere l’economia è salita da 7,5 a 25 miliardi di euro, che sono spalmati su molte voci. Fermare per un mese l’intera economia italiana ad eccezione di pochi settori – sanitario, farmaceutico, alimentare, energetico, rifiuti – vuol dire perdere almeno un dodicesimo del PIL nazionale, che secondo l’ISTAT nel 2019 si è attestato ad oltre 1.787 miliardi di euro. Per chi non ha troppa dimestichezza con i numeri, fermare per 30 giorni gran parte delle attività produttive in tutta la Penisola significa perdere circa 140 miliardi di euro, che mancheranno nel computo del PIL 2020.

È probabile che ciò impatterà pericolosamente sul già bassissimo rating italiano (S&P e Fitch: BBB) che, se declassato, cadrebbe nell’inferno finanziario del “non investment grade – speculative”. Ne soffrirebbero tragicamente i titoli di Stato e tutto il sistema bancario e assicurativo, le aziende e i professionisti e, infine, i lavoratori dipendenti non ancora licenziati o in cassintegrazione e, forse, persino i pensionati. La Commissione Europea e la BCE non sembra abbiano chiaro l’impatto globale della pandemia e ciò lo testimonia il crollo delle Borse valori europee anche dopo l’ultimo intervento monetario evidentemente troppo soft.

Tra le criticità dei dispositivi governativi vi è quello della lentezza delle procedure amministrative per erogare questi stanziamenti a professionisti ed imprese. Purtroppo, infatti, è noto in tutto il mondo che la burocrazia italiana è eccellente nell’inefficienza e nella complicazione perfino delle cose semplici. Una delle prove di questa incapacità gestionale sono i quasi 100 miliardi di tasse impegnate in lavori pubblici indispensabili ma bloccati da anni per cavilli burocratici o nei pantani giudiziari che tengono chiusi centinaia di cantieri necessari per il sistema Italia, che non cresce da oltre 20 anni.

Già la Repubblica Italiana è stata condannata dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea per il ritardo nei pagamenti dei debiti della PA, che tuttora non rispetta i tempi comunitari (Direttiva 2011/7/EU recepita dal Decreto Legislativo 9 novembre 2012 n. 192). Non vanno mai dimenticate le molte imprese sane fallite e i tanti professionisti ed imprenditori che si sono suicidati perché la Pubblica Amministrazione non pagava i propri debiti e pretendeva lo stesso imposte e tasse.

Il Governo e tutti i partiti politici italiani facciano propria questa proposta riaffermino la certezza del diritto in Italia, che da troppo tempo l’ha smarrita facendo fuggire molti investitori esteri. La Pubblica Amministrazione paghi il dovuto ai professionisti e alle aziende creditrici – certamente in deroga al Patto di Stabilità e al Fiscal Compact – e restituisca fiducia agli operatori economici senza disperdere le preziose e scarse risorse disponibili in tante voci di spesa e prima di accendere ulteriori debiti.

Angelo Paletta

Direttore Editoriale

Angelo Paletta
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