Editoriale - Coronavirus: il Governo non pensa alle imprese

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La paura del contagio tramite il Covid-19 sta fermando l’economia italiana specialmente nel cuore produttivo del Paese: Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna sembrano sotto assedio. Oltre 30.000 tamponi sono stati prelevati in Italia, mentre in Francia e Germania ammontano a poche centinaia, ma il Governo non li continua a comunicare come simboli della presenza viva dello Stato a garanzia dei cittadini italiani e stranieri, in un Paese dove l’accesso alle cure è gratuito e garantito nonostante le difficoltà strutturali della sanità nazionale e regionale.

Invece, un effetto certo generato dal Governo italiano è quello di aver avvantaggiato i competitor stranieri di bassa qualità dei migliori prodotti italiani. Questo ennesimo errore istituzionale ha aggravato la crisi di cui già soffrivano le aziende che producono e che impiegano la stragrande maggioranza degli occupati in Italia. Tutto ciò senza mai dimenticare che le PMI italiane sono vessate dalla tassazione più alta di tutti gli altri Stati comunitari senza al contempo beneficiare della qualità e della rapidità di erogazione dei servizi pubblici come nel resto d’Europa.

Non per ultimo, al momento non si registra nemmeno l’attesa solidarietà dai partner statali europei, al di là di qualche pizza mangiata sotto gli occhi delle telecamere per tentare di riparare all’ultimo danno d’immagine subito dalle eccellenze enogastronomiche del nostro Paese, che senza aiuti lo scorso anno hanno esportato circa 50 miliardi di euro.

Non serve ricordare che sono le aziende che producono il PIL mentre è la Pubblica Amministrazione che genera spese e debito pubblico, dato che i plurimiliardari investimenti pubblici – frutto delle tasse pagate dagli italiani – sono bloccati da tanti anni a causa di una burocrazia inefficiente e autoreferenziale sempre focalizzata sul rispetto formale delle procedure e mai sulla sostanziale efficienza ed efficacia della spesa pubblica.

I provvedimenti economici governativi pubblicati in Gazzetta Ufficiale per ridurre l’impatto economico del Coronavirus sono risibili anche a detta delle più grandi associazioni di categoria a partire da Confindustria. C’è chi stima oltre 100 miliardi di danni già subiti da un’economia molto fragile a fronte di un intervento pubblico di soli 7,5 miliardi. O è l’ennesima beffa o forse a Palazzo Chigi non hanno chiaro il disastro in corso e credono di curare un’alta febbre economica con un pannicello caldo fatto di spiccioli disseminati in modo sparso.

Angelo Paletta

Direttore Editoriale

Angelo Paletta
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