Editoriale - Coronavirus: Destinata a fallire la manovra monetaria della BCE

MILANO -

È stata erroneamente festeggiata come imponente e risolutiva della crisi la manovra monetaria espansiva da 750 miliardi di euro denominata “Pandemic Emergency Purchase Programme” (PEPP),appena varata dalla Banca Centrale Europea (BCE).

Dev’essere chiaro che il vero problema non è monetario ma politico in questa Europea unita dalla moneta ma divisa su tutto il resto, governata dai socialdemocratici e dai popolari, dove Stati nazionali e istituzioni europee non mostrano solidarietà. Il PEPP da solo non può riparare alle dichiarazioni irricevibili e dannose dell’inadeguata Christine Lagarde, che hanno costretto persino il Presidente Sergio Mattarella a difendere l’Italia. I 750 miliardi serviranno in gran parte per acquistare sul mercato secondario i titoli di debito dei 26 Stati membri e il loro impatto è già destinato a ridursi fino all’inefficacia sostanziale. I soldi del PEPP non arriveranno nell’economia reale attraverso il finanziamento di imprese e dei consumatori, ma sarà ancora il sistema bancario, iper svalutato dagli ultimi drastici crolli di Borsa, ad intermediare la trasmissione dei flussi.

A Francoforte forse non hanno digerito che nulla sarà come prima perché questa inedita catastrofe del coronavirus ha letteralmente bloccato gran parte delle economie del Vecchio Continente come nemmeno la Seconda Guerra Mondiale aveva fatto. Viene da chiedersi: questi banchieri comprendono che i popoli europei sono ad un bivio e l’ordine pubblico potrebbe vacillare se la pandemia durasse a lungo e costringesse molti cittadini a restare fermi, perdendo il lavoro ed esaurendo i risparmi?

Se il Quantitative Easing (QE) promosso da Mario Draghi ha temporaneamente salvato l’Euro va pure ricordato che ha generato quel fenomeno teorizzato da Keynes detto “trappola della liquidità”. Infatti, i mercati finanziari ogni mese per molti anni sono stati inondati da centinaia di miliardi stampati dalla BCE, ma l’economia reale non ha registrato gli attesi aumenti della domanda perché non ha ricevuto quei soldi. Pure i “falchi” della Bundesbank dovrebbero prendere atto che la BCE non sta garantendo nemmeno la stabilità dei prezzi ed ha mancato l’obiettivo di elevare l’inflazione alla soglia del 2%, target considerato necessario per un’economia sostenibile mentre, invece, permane la deflazione strutturale.

Per salvare l’UE, oggi tutte le soluzioni vanno prese in considerazione, anche derogando alle regole valide in situazioni ordinarie: dal non meritocratico “helicopter money” utilizzato da Hong Kong che ha accreditato 1.300 dollari a persona per far ripartire i consumi, alla sospensione dei vincoli di Basilea 3 e al rinvio di Basilea 4, all’allentamento dei parametri correlati ai giudizi di rating e delle regole sugli NPL, all’abrogazione del Meccanismo Europeo di Stabilità (MES) e ad assegnare alla BCE la missione di vera banca centrale prestatrice di ultima istanza, fino a misure shock a livello nazionale per i Paesi più colpiti dal Covid-19.

L’Italia, se necessario anche palesando lo spauracchio di un default guidato con effetti domino su Francia e Germania, dovrà subito iniettare liquidità nell’economia reale. Una soluzione è emettere BTP long term sottoscritti per intero e direttamente all’asta dalla BCE – riducendo lo spread con i Bund – allo scopo sia di pagare i 53 miliardi di debiti della Pubblica Amministrazione verso imprese e professionisti sia di cantierare i 219 miliardi di infrastrutture programmate (vedi “Infrastrutture Strategiche Prioritarie 2020”),di cui 155 peraltro disponibili.

Se il Governo italiano non sarà coraggioso, persino ardito, e non agirà subito, il sistema Italia rischierà il collasso economico e sociale che colpirà tutta la popolazione, inclusi i dipendenti pubblici e i pensionati. Infatti, per quanto tempo l’INPS sosterrà il sistema previdenziale se perdurerà la cassintegrazione di milioni di lavoratori fermi a casa? E i dipendenti pubblici da chi verranno pagati se aziende e professionisti non fatturano?

Dopo decenni di politica comunitaria, al primo grande problema continentale ogni Stato ha palesato il proprio egoismo. Troppo lontani sono i tempi dei tre cattolici padri fondatori dell’Unione Europea, De Gasperi per l’Italia, Adenauer per la Germania, Schuman per la Francia. Oggi le istituzioni europee rischiano l’implosione, dato che la loro credibilità è stata già più volte scalfita e la Brexit ha dimostrato che il processo di integrazione non è irreversibile.

Angelo Paletta

Direttore Editoriale

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