Editoriale – Accenni di recupero con i tassi a zero della BCE

MILANO -

L’ultima notizia proveniente da Francoforte è quella della Banca Centrale Europea che ha deliberato di lasciare invariati a zero i vigenti tassi d'interesse, mentre il tasso sui depositi resta a -0,50% ed il tasso sui prestiti marginali a 0,25%. La politica monetaria adottata è quella giusta per questo momento di crisi che secondo molti esperti sarà davvero lunga da superare.

Inoltre, il programma di acquisti di titoli di Stato prorogato fino a giugno 2021 (PEPP) sta consentendo ai governi dell’Unione Europea di attuare politiche anticicliche per la ripresa delle rispettive economie nazionali.

Non a caso, nonostante la tragica crisi economica causata dal Covid-19, la BCE alza le stime di crescita dello 0,7% passando da -8,7% a -8% nel 2020. I membri del board dell’Eurotower di Francoforte ritengono che la vera ripresa si verificherà nel 2021 con un +5%, a cui seguirà nel 2022 un +3,2%.

Tali valutazioni ben si associano con i dati provenienti dal Ministero dell’Economia e delle Finanza. È vero che nel secondo trimestre del 2020 sono state aperte 94.932 partite IVA, ossia il -30,7% rispetto allo stesso periodo del 2019. È successo che a causa del coronavirus e del lockdown vi è stato in Italia un tonfo del 60% nell’aprile di quest’anno. Ma già nel mese di giugno il calo era appena del 4%. L’inversione di tendenza dovrebbe essere in atto, ma per averne la certezza bisognerà attendere il prossimo dato statistico.

Secondo l’ISTAT le vendite al dettaglio nei negozi italiani sono crollate specialmente in quelli di piccole dimensioni, mentre l’e-commerce ha fatto un vero balzo in alto con +28,5%.

Anche la grande distribuzione organizzata (GDO) da inizio anno ha subito un calo medio complessivo del 3,9%, composto da un aumento del 4,4% per il comparto alimentare ed una flessione del -19,3% per il settore non alimentare. Abbigliamento e calzature sono in crisi.

Tuttavia, forti incrementi vengono segnati a maggio per la produzione industriale e da giugno per i nuovi ordinativi della manifattura e per le esportazioni di tutte le principali categorie di beni.

Ma uno dei punti centrali è la ripartenza dell’economia reale dai settori delle costruzioni e delle compravendite immobiliari. Ciò sarebbe più credibile se il Governo prorogasse almeno di un anno la conclusione dei lavori dell’Ecobonus al 110% e del Sismabonus al 110%, che sono una misura di politica economica davvero intelligente.

Se la data ultima di conclusione dei lavori fosse spostata a dicembre 2022 anche le banche potrebbero erogare con meno ritrosie i fondi per liquidare il credito d’imposta generato con gli interventi edilizi e di efficientamento energetico.

In particolare, il successo della misura economica e fiscale sarà realmente impattante sull’economia e sull’occupazione solo se il Ministero dell’Economia e delle Finanze e l’Agenzia delle Entrate sbloccheranno rapidamente l’Ecobonus al 110% e il Sismabonus al 110% chiedendo procedure semplici e chiare, senza necessità di inutili se non pericolosi sovraccarichi burocratici, che erano e continuano ad essere il vero male italiano.


Angelo Paletta

Direttore Editoriale

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