Digitalizzazione in Europa: le PMI sono ancora indietro

MILANO -

La Corte dei conti europea, dopo aver esaminato i risultati dell’iniziativa “Digitalizzazione dell’industria europea (Dei)”, avviata nel 2016, ha notato che l’Europa non sta traendo i benefici auspicati dalle tecnologie avanzate per rinnovarsi e consolidare – se non aumentare - la propria capacità concorrenziale.

Basti pensare che alcuni Paesi -come la Polonia e l’Ungheria- fino al 2019 non avevano ancora elaborato delle strategie nazionali di digitalizzazione, mentre altri hanno già creato dei poli dell’innovazione digitale (Dih).

Le disparità riscontrate non sono solo fra Paesi, ma anche fra grandi imprese e PMI. Iliana Ivanova, membro della Corte dei conti europea e responsabile della relazione, spiega: “è fondamentale che le nostre imprese europee attuino la trasformazione digitale se vogliono restare competitive a livello mondiale. Si stima che la digitalizzazione nell’Ue possa generare oltre 110 miliardi di euro di entrate all’anno”.

Per far si che l’iniziativa Dei abbia successo, continua la responsabile, occorrono un impegno costante dell’Unione Europea, della amministrazioni nazionali e delle imprese.

Un aspetto fondamentale dell’iniziativa “Dei” era la creazione di poli dell’innovazione digitale per offrire consulenza sulle nuove tecnologie e creare reti di imprese locali; un’idea sviluppata con successo solo in Germania e parzialmente abbozzata in qualche altro paese europeo, senza che ciò abbia prodotto risultati tangibili.

Altro tema importante per la digitalizzazione è un buon livello di connettività a banda larga (che sarà improbabile ottenere nel 2020).

Anche in questo caso vi è una disparità notevole fra aziende: nel 2019, infatti, meno della metà delle PMI aveva accesso alla banda larga veloce; un problema che rallenta la “rivoluzione industriale digitale” dell’UE.

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