CRIF: alle imprese servono 15 miliardi euro di liquidità nei prossimi 3 mesi (2)

MILANO -

Secondo CRIF Ratings, agenzia di rating del gruppo CRIF, il 55% del campione di PMI oggetto dell'Osservatorio sul Working Capital realizzato da CRIBIS e Workinvoicepresenta livelli minimi o nulli di indebitamento finanziario o, in alternativa, disponibilità di cassa pari o superiori al debito finanziario in scadenza nel corso dei successivi 12 mesi. Queste aziende sarebbero quindi in grado di far fronte all’emergenza dovuta alla diffusione globale del Coronavirus, sempre che quest’ultima non allunghi i propri effetti negativi sul tessuto economico italiano ed internazionale anche nell’ultima parte del 2020 se non addirittura nel 2021.

Sul versante opposto, ci sono circa 31.000 aziende (pari al 37% del campione) che affrontano l’attuale emergenza partendo da situazioni di liquidità già delicate, mentre 6.000 aziende (7% del campione) la fronteggiano senza molti margini di manovra. Entrambe, secondo le stime di CRIF Ratings, mostreranno nel corso dell’anno esigenze di liquidità per circa 60 miliardi di euro, di cui solo una parte minoritaria, stimata in circa 15 miliardi, potrà essere coperta dai flussi di cassa generati durante il 2020.

“L’attuale emergenza avrà impatti significativi su fatturati e margini operativi per buona parte delle aziende del campione”, afferma Simone Mirani, General Manager Operations CRIF Ratings. “Al contempo, la gestione del capitale circolante non consentirà ampi margini di manovra, comportando anzi ulteriori assorbimenti di cassa connessi all’allungamento dei tempi di incasso dei crediti commerciali”.

La principale leva di azione per generare cassa nel breve termine, specie per le aziende operanti in settori ad elevata intensità di capitale, sarà legata al contenimento degli investimenti. Quest’azione tuttavia non potrà essere sufficiente a coprire per intero il fabbisogno di circa 45 miliardi di euro di liquidità che avrà il 44% del campione (31.000 + 6000 imprese identificate).

I settori più colpiti sono quello del commercio all’ingrosso, la manifattura (in particolare prodotti metallici e non metallici) e il segmento del tessile ed abbigliamento. A questi si aggiunge il settore del turismo/leisure che, nonostante goda generalmente di maggiore liquidità, è uno dei più colpiti dalla crisi determinata dall’emergenza Coronavirus e avrà quindi bisogno di interventi a sostegno. 

Sotto il profilo geografico, tra le aziende oggetto dello studio quelle di Lombardia, Piemonte, Veneto e Emilia-Romagna esprimono circa il 60% del fatturato totale e dei crediti clienti (67% del Net Working Capital) e rappresentano uno snodo produttivo e commerciale fondamentale.

Le iniziative al vaglio della Commissione Europea e della BCE, insieme al maggiore deficit che il Governo italiano si appresta a varare, potrebbero essere cruciali per la sopravvivenza delle PMI, che rappresentano più del 95% delle nostre imprese”, dichiara Marco Bonsanto, Associate Director CRIF Ratings. “Purtroppo la velocità con cui la liquidità immessa nel sistema finanziario raggiunge le PMI non è immediata”.

(Fonte: CRIF)

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