Coronavirus: celerità e semplificazione negli appalti pubblici

MILANO -

La Commissione Europea, in seguito al dilagare dell’emergenza sanitaria causata dall’epidemia COVID 19, ha adottato la Comunicazione (2020/C108I/01) recante “Orientamenti della Commissione europea sull’utilizzo del quadro in materia di appalti pubblici nella situazione di emergenza connessa alla crisi della Covid-19”. Con questo atto sono state evidenziate le varie soluzioni alternative per snellire le fasi di affidamento degli appalti pubblici volte all’acquisizione di forniture, servizi e lavori necessari per affrontare la crisi.

La crisi sanitaria causata dalla Covid-19 richiede soluzioni veloci e semplificate nella gestione dell’incremento esponenziale della domanda per l’acquisto di dispositivi di protezione individuale quali mascherine e guanti protettivi, dispositivi medici, in particolare ventilatori polmonari, altre forniture mediche, ma anche di infrastrutture ospedaliere e informatiche ed attrezzature connesse.

Allo scopo di assistere gli stati membri nell’attuale situazione di emergenza, la Commissione ha voluto precisare quali siano gli strumenti utilizzabili per l’acquisto di forniture, servizi e lavori necessari per affrontare la crisi, nel rispetto della normativa dell’evidenza pubblica, e al contempo garantire un maggiore snellimento delle procedure di gara.

Gli acquirenti pubblici possono prendere in considerazione varie opzioni. La prima è la riduzione dei termini delle procedure ordinarie di aggiudicazione: l’urgenza legata all’emergenza in corso consente, infatti, di avvalersi della possibilità di ridurre considerevolmente i termini per accelerare le procedure aperte o ristrette:

a)    per la procedura aperta il termine di 35 giorni per la presentazione delle offerte può essere ridotto a 15 giorni (art. 60 co. 3 d.lgs. n. 50/2016);

b)   per la procedura ristretta, il termine di 30 giorni per la presentazione di una domanda di partecipazione può essere ridotto a 15 giorni e quello di ulteriori 30 giorni per la presentazione di un’offerta a 10 giorni (art. 61 co. 6 d.lgs. n. 50/2016).

La seconda opzione è la procedura negoziata senza previa pubblicazione del bando, che è ammessa “nella misura strettamente necessaria quando, per ragioni di estrema urgenza derivanti da eventi imprevedibili dall’amministrazione aggiudicatrice” (art. 63 co. 3 lett. c del D.Lgs. n. 50/2016).

Siffatta procedura consente di negoziare direttamente con i potenziali contraenti e nella direttiva europea non sono previsti obblighi di pubblicazione, termini, numero minimo di candidati da consultare o altri obblighi procedurali.

Ciò significa, nella sostanza, che le autorità possono agire il più rapidamente possibile, nei limiti di quanto tecnicamente/fisicamente realizzabile, e la procedura può costituire, di fatto, un’aggiudicazione diretta, soggetta unicamente ai soli vincoli connessi all’effettiva disponibilità e rapidità di consegna.

La terza procedura riguarda l’affidamento diretto ad un operatore economico preselezionato, se quest’ultimo risulta essere l’unico in grado di consegnare le forniture necessarie nel rispetto dei vincoli tecnici e temporali imposti dall’estrema urgenza (art. 63 co. 2 lett. b del D.Lgs. n. 50/2016).

Proprio per consentire ai singoli stati Membri di svolgere le procedure di gara in maniera autonoma e fronteggiare nel miglior modo possibile la situazione di estrema urgenza Covid-19, le direttive dell’UE non contengono vincoli procedurali.

In concreto, la procedura negoziata senza previa pubblicazione è la soluzione da preferirsi perché consente alla stazione appaltante di acquistare forniture e servizi nel più breve tempo possibile.

Ad agevolare, in termini di speditezza, le procedure di gara va aggiunto che il quadro europeo in materia di appalti pubblici prevede anche di avvalersi di strumenti alternativi che prevedono di:

a)    contattare i potenziali contraenti, nell’UE e al di fuori dell’UE, telefonicamente, via e-mail o di persona;

b)   incaricare agenti che abbiano contatti migliori sui mercati;

c)   inviare rappresentanti direttamente nei paesi che dispongono delle necessarie scorte e possono provvedere a una consegna immediata;

d)   contattare potenziali fornitori per concordare un incremento della produzione oppure l’avvio o il rinnovo della produzione.

È auspicabile che la burocrazia, solitamente legata alle procedure pubbliche, in questa particolare situazione di emergenza receda di fronte all’esigenza di garantire l’approvvigionamento rapido e in quantitativi elevati di tutti i beni e servizi necessari per fronteggiare l’emergenza.

Ma in simili situazioni c’è sempre il rovescio della medaglia. I minori vincoli all’osservanza delle normative in materia di appalti e gli elevati importi delle procedure di gara stimolano, purtroppo, gli “appetiti” di imprenditori improvvisati e senza scrupoli i quali, approfittando di tale situazione di necessità, partecipano alle gare di appalto proponendo ribassi eccessivi, nel tentativo di accaparrarsi la commessa pubblica, pur consapevoli di non poterla adempiere.

Lo dimostra quanto avvenuto, di recente, con la triste vicenda relativa all’esito della gara CONSIP che avrebbe dovuto portare in Italia 24 milioni di mascherine chirurgiche al prezzo di 15,8 milioni di euro e che, viceversa, ha portato all’arresto del titolare della società (indagato per i reati di turbativa d’asta e di inadempimento di pubbliche forniture) che altro non era che una mera impresa agricola, e come tale priva dei requisiti generali e specifici per ottenere l’affidamento della fornitura.

Gianluca Piccinni

Avvocato amministrativista

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