Contratti a termine: da 8 anni modifiche normative ogni anno

MILANO -

Il contratto a tempo determinato è un contratto di lavoro subordinato che prevede una durata predeterminata. Questa forma contrattuale vive e si fonda su un equilibrio delicato, tra flessibilità nel suo utilizzo e voglia di stabilizzazione. A causa dell'opposizione degli interessi delle diverse forze politiche al governo, negli ultimi otto anni il contratto a tempo determinato ha subito modifiche quasi ogni anno.

La normativa del 2001 prevedeva che l’impresa potesse ricorrere al contratto a termine solo in presenza di ragioni specifiche (le cosiddette causali). La prima modifica è arrivata con la legge Fornero del 2012, con la quale è stata data alle imprese la possibilità di non indicare le ragioni giustificatrici del termine solo in caso di primo contratto a termine di durata massima di 12 mesi. Nel 2014 il decreto Poletti ha stabilito un allungamento della durata dei contratti a termine fino a 36 mesi senza la necessità di indicare le causali.

Tuttavia, l’ampio ricorso ai contratti a termine, in alcuni settori anche di breve o brevissima durata, è stato oggetto di critica in particolare dal M5S che, una volta al governo, ha varato nel 2018 il decreto dignità che ha reintrodotto tre rigide causali legali e ridotto la durata massima dei contratti a termine a 24 mesi.

Le nuove regole erano finalizzate a spingere le imprese a stabilizzare i collaboratori a tempo. Tuttavia le modifiche introdotte sono risultate a discapito delle imprese e hanno provocato un crollo dei contratti a termine e una sostanziale stabilità delle assunzioni.

Per porre rimedio a questa situazione, nel decreto Rilancio è stata inserita una deroga al decreto dignità su proroghe e rinnovi, che per un periodo limitato tornano senza causali. A questo intervento ne è però poi seguito a ruota un altro, che prevede una proroga ex lege del termine (anche dei contratti in somministrazione) per una durata pari al periodo di sospensione dell'attività lavorativa in conseguenza dell'emergenza epidemiologica da Covid-19.  E siamo così arrivati a  luglio 2020, fra incertezze e continui cambi che certo non facilitano il mercato del lavoro.

RED
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