Come cambierà il turismo in Italia dopo il Coronavirus

MILANO -

E’ sotto gli occhi di tutti il drammatico impatto che l’emergenza sanitaria ha provocato ad un settore, come quello del turismo, che da sempre vive fortissimi alti e bassi. Le conseguenze vanno dalla chiusura di tutti i pubblici esercizi alla diserzione di massa delle prenotazioni per la stagione estiva, ma non solo: le varie disdette hanno riguardato l’annullamento delle prenotazioni per gli eventi sportivi, culturali e musicali in programma tra marzo e giugno di quest’anno.

Per avere un’idea di quanta pressione soffra attualmente il comparto dell’ospitalità, bisogna tornare al periodo successivo all’attacco delle Torri Gemelle di New York, nel 2001.

Dichiara Govanna Manzi, AD di Best Western Italia: “bisogna chiedersi se nel nostro sistema c'era qualcosa che non andava già da prima e capire quali sono i modelli che invece hanno funzionato meglio, sia a livello finanziario che in termini operativi”. Un invito esplicito quindi, a tutti gli operatori del settore, ad assumere un atteggiamento costruttivo in vista di quale che sia il prossimo futuro.

Fare solo “restoring”, insiste Giovanna Manzi, “serve a poco, perché quando la crisi sarà alle spalle bisognerà essere pronti a cogliere le nuove opportunità che offrirà il mercato, puntando per esempio su bacini di domanda differenti per quanto riguarda la tipologia della clientela servita, oppure affidandosi a piattaforme alternative rispetto a quelle finora utilizzate”. È necessario un cambio di paradigma, a tutti i livelli, eliminando gli eccessi di offerta attuali per arrivare a un nuovo modello.

Anche Mauro Santinato, Ceo di Teamwork Hospitality, rimane sulla stessa linea: “la priorità numero uno è quella di concentrarsi su cosa poter fare dopo, Il turismo è il settore che storicamente viene maggiormente colpito, e immediatamente, dalle grandi crisi ma è un mercato che si è sempre ripreso e che, nel lungo periodo, è sempre cresciuto. Solo pochi mesi fa parlavamo di come gestire in modo adeguato l'overtourism, un fenomeno di cui per parecchi mesi non sentiremo più parlare, e ora bisogna guardare al 2021, evitando gli errori già compiuti in passato, come la corsa a generare subito nuova domanda o a ridurre drasticamente il livello di servizio”.

RED
Ricerca in corso...