Almeno 240mila imprese sono a rischio usura (2)

MILANO -

I numeri del “Fondo di prevenzione” sono risibili rispetto alla preoccupante dimensione che ha raggiunto l’usura nel nostro Paese. Un fenomeno, quest’ultimo, che negli ultimi anni ha visto diminuire anche il numero delle segnalazioni alle forze dell’ordine.

Con le sole denunce effettuate all’Autorità giudiziaria – afferma il segretario Renato Mason – non è possibile dimensionare il fenomeno dell’usura. Le segnalazioni, purtroppo, continuano ad essere molto poche. Con la depressione economica in corso, anche le forze dell’ordine hanno denunciato in più di una occasione molti segnali di avvicinamento delle organizzazioni criminali al mondo dell’imprenditoria. Questo dimostra che lo Stato deve intervenire con massicce dosi di liquidità, altrimenti molte imprese cadranno prigioniere di questi fuorilegge. Altresì, bisogna cambiare le regole di accesso al credito; se non lo faremo salveremo quest’ultime, ma perderemo per strada tantissime imprese”.

Negli ultimi 10 anni, infatti, il numero delle denunce per usura ha toccato il suo picco massimo nel 2013 (460). Il dato, poi, è progressivamente sceso toccando il valore minimo nel 2018 (189). Rispetto al 2010, il numero delle denunce registrato nel 2018 (ultimo aggiornamento disponibile) è crollato della metà.

Le scadenze fiscali spesso sono l’ “innesco” che attiva molte aziende a corto di liquidità a “contattare” o a essere “contattate” dalle organizzazioni criminali, che da sempre possono contare su importanti disponibilità di denaro proveniente da attività illegali. E da giovedì scorso (16 luglio) fino al prossimo 31 luglio ci troveremo di fronte ad un vero e proprio ingorgo fiscale. A seguito dello slittamento delle scadenze avvenuto nei mesi scorsi a causa del Covid, salvo cambiamenti dell’ultima ora, saranno ben 246 le scadenze fiscali (Irpef, Irap, Ires, Iva, ritenute e contributi Inps) che le aziende saranno chiamate a rispettare. Di queste, il 93,5 per cento riguarda versamenti. Giornate a forte rischio che, speriamo, non vadano ad alimentare il mercato del credito irregolare.

Al 31 marzo di quest’anno, il maggior numero di imprese affidate con sofferenze era localizzato al Sud. In totale erano 80.500, contro le 59.659 del Centro, le 57.325 del Nordovest e le 39.369 del Nordest. A livello regionale è la Lombardia a guidare la graduatoria con 36.024 imprese in sofferenza. Seguono il Lazio con 24.328 e la Campania con 21.762.
A livello provinciale, invece, la situazione più critica si presenta a Roma con 18.041 imprese in difficoltà a restituire i prestiti contratti. Seguono Milano con 13.240, Napoli con 11.004 e Torino con 8.328.

(Fonte: CGIA MESTRE)

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