Alessandro Tani, FinecoBank: per una crisi straordinaria provvedimenti straordinari

MILANO -

A pochi giorni dalla diffusione del Decreto “Cura Italia”  abbiamo voluto sentire le opinioni di imprenditori e professionisti ai quali abbiamo chiesto di darci il loro punto di vista sulla situazione economica attuale sulla base delle proprie conoscenze e della propria attività.

Così commenta la manovra Alessandro Tani, Senior Private Banker di FinecoBank.

“Ad una crisi straordinaria devono far riscontro provvedimenti straordinari. Le cure possibili secondo me sono due: una medicina “monetaria” ed una medicina “fiscale”. La prima, la somministra la Bce, ed è in corso; l'altra la deve somministrare la politica, vale a dire il governo. Non c’è molto tempo.

Sono grandi i rischi che corre il Paese dal punto di vista economico, oltre che sanitario e secondo me non sono affatto sufficienti i 25 miliardi previsti dal decreto “Cura Italia”. Ora nessuno compra e nessuno vende, e bisogna impedire la crisi di liquidità. In economia vale lo stesso principio con il quale si è capito che andava affrontato il virus: risposte eccezionali e tempestive. E se con il virus tutti hanno perso tempo (prima i cinesi, poi noi, adesso Germania, Francia, UK e Stati Uniti),  questo non deve avvenire in economia. Prima dai la medicina, più questa è efficace e meno dosi ne devi prendere.

Quando il virus sarà alle spalle la capacità di recupero dell'economia sarà corrispondente alla rapidità degli interventi adottati.  Quindi che cosa bisogna fare? Rinviare le scadenze fiscali è un palliativo. Ci vogliono fortissime riduzioni fiscali di medio-lungo periodo per incentivare gli investimenti e i consumi. Riduzioni per i lavoratori autonomi e anche per le aziende. Questo ci consentirebbe veramente di ripartire, attirare nuovi business ed allargare la base fiscale.

Più introiti fiscali per lo Stato deriverebbero da una maggiore base d’imposizione, non da una percentuale schiacciante su sempre meno soggetti produttivi. Questa è la strada da percorrere che in futuro può significare un Paese sano, in crescita e sostenibile.

Per gli investitori  la vita non finirà in questi mesi. Già noi oggi rimanendo a casa stiamo riorientando la nostra spesa e quando la pandemia avrà man mano ridotto i suoi effetti vedremo che le aziende leader vedranno riaffermata la loro forza sotto forma di vendite, ricavi e disponibilità finanziaria.

Servirà quindi mantenere i nervi saldi e continuare a selezionare gli investimenti ed i gestori nella prospettiva che nel tempo a venire le obbligazioni dispiegheranno gli effetti degli interessi incassati e le azioni continueranno a distribuire dividendi, peraltro considerevoli fino a poche settimane fa.

Il potenziale di crescita di medio-lungo termine delle economie rimarrà intatto se, come tutti auspichiamo, verranno tempestivamente adottate politiche monetarie e fiscali espansive, e non appena l’epidemia si stabilizzerà, le economie globali rimbalzeranno recuperando buona parte del terreno perduto.

Il consiglio perciò rimane: non vendiamo! Semmai spostiamoci progressivamente sui mercati azionari ripesandoli in portafoglio o aggiungendo da liquidità. Il rischio di rimanere stritolati dalle pressioni dei ribassisti e dalle paure del rientro è elevatissimo.

Perdere giornate come venerdì scorso, con rialzi tra il 5 e il 9% potrebbe costare caro nel recupero successivo  e ricordiamo che per ogni venditore impaurito c’è sempre in attesa un compratore smaliziato che sui timori del venditore ricaverà un guadagno probabilmente immeritato.

L’umanità convive da sempre con le epidemie: dagli anni 70 a oggi quasi ogni anno abbiamo avuto a che fare con un nuovo nemico, dall’HIV all’Ebola, dalla legionella all’aviaria. Non vivremo mai in un Eden asettico, ma possiamo sconfiggere il loro migliore alleato: il panico. E queste considerazioni valgono anche e soprattutto in finanza.

Paola Bonfanti
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