208,8 miliardi di Recovery Fund per l’Italia

MILANO -

In 68 pagine sono condensate le conclusioni concordate dai 27 Stati europei sul piano denominato “Next Generation EU” da 750 miliardi di euro, di cui il “Recovery Fund” è uno dei 7 programmi collegati, volto a contrastare i devastanti impatti del coronavirus a livello continentale.

Per giungere ad un accordo molto combattuto ci sono voluti 4 giorni fitti di trattative senza interruzioni, da venerdì 17 luglio fino alle 5,30 di mattina di martedì 21 luglio.

Va subito evidenziato che l'Unione Europea dovrà trovare i capitali del piano sui mercati finanziari e il nuovo ed inedito debito in comune tra i 27 Paesi membri porterà la Commissione Europea ad istituire nuove tasse europee per rimborsare l’approvvigionamento sui mercati dei capitali Infatti, nel corso del prossimo Quadro Finanziario Pluriennale (QFP),l'Unione Europea provvederà ad integrare le risorse proprie con un'imposta sulle transazioni finanziarie (art. 149).

Pressoché quasi tutti gli organi di informazione nazionali festeggiano Giuseppe Conte come un vincitore nelle difficili trattative per l’ottenimento di 208,8 miliardi, di cui 81,4 a fondo perduto e 127,4 a tasso agevolato da rimborsare, valori superiori ai 173,8 miliardi risultanti nella prima stesura dell’accordo. Al netto di tutte le contribuzioni dell’Italia al bilancio UE si tratta di circa 20 miliardi di euro di entrate nette per il Bel Paese. Sarebbe la prima volta che da contributori netti gli italiani diventano percettori netti di fondi europei.

Il dispositivo comunitario stabilisce che «gli importi così reperiti possono essere usati per erogare prestiti, fino a concorrenza di 360 miliardi di EUR a prezzi 2018, e per spese, fino a concorrenza di 390 miliardi di EUR a prezzi 2018. Il calendario dei rimborsi è fissato, secondo il principio della sana gestione finanziaria, in modo da ridurre costantemente e prevedibilmente le passività fino al 31 dicembre 2058».

Il Governo italiano finora non ha voluto approvvigionarsi con i 36 miliardi del MES vincolati alle sole spese sanitarie e con una soluzione di rimborso a troppo breve termine – 10 anni – senza tener conto dei molteplici dubbi permanenti sulle condizionalità macroeconomiche della “vigilanza rafforzata” che la lettera dei commissari europei Paolo Gentiloni e Valdis Dombrovskis non aveva totalmente fugato lo scorso 9 maggio.

I mass media d’Oltralpe, invece, non citano come protagonista il presidente italiano ma solo la tedesca Angela Merkel ed il francese Emmanuel Macron, ritenuti i veri vincitori della lunghissima riunione non stop per risollevare le precarie sorti dell’Unione Europea, che di recente ha subito la Brexit e non può registrare ulteriori defezioni.

I cosiddetti “Paesi frugali” dichiarano vittoria perché ritengono di aver ottenuto soddisfazione di parte delle loro rigide richieste. Tali Stati beneficeranno della conservazione degli sconti ai contributi annuali dovuti per la composizione del bilancio europeo. Nell’articolo 152 del piano Next Generation EU si stabilisce che per il periodo 2021-2027 il contributo annuo basato sul Reddito Nazionale Lordo (RNL) di Austria, Danimarca, Germania, Paesi Bassi e Svezia, sarà ridotto da correzioni forfettarie con una riduzione lorda dei rispettivi contributi annui basati sui redditi nazionali lordi a prezzi 2020. Gli sconti saranno per l’Austria di 565 milioni, per la Danimarca di 377 milioni, per la Germania di 3,671 miliardi, per i Paesi Bassi di 1,921 miliardi, per la Svezia di 1,069 miliardi. Il documento conclusivo specifica che «tali riduzioni lorde sono finanziate da tutti gli Stati membri conformemente al loro RNL» (art. 153).

Inoltre, i frugali hanno ottenuto una riduzione globale del valore del Recovery Fund – facente parte del piano Next Generation UE – ma, soprattutto, hanno imposto maggiori controlli agli Stati come l’Italia che dovranno effettuare profonde riforme per incassare i fondi pattuiti.

Angelo Paletta

Docente di management e Innovation manager

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